Le finte risate e i veri sguardi di minaccia.
giovedì 13 maggio 2010
Martedì scorso il capo ironizzava sui miei strumenti di lavoro. Chi è abituato a comandare piuttosto che lavorare, non sa che i risultati migliori si ottengono utilizzando strumenti affidabili, conosciuti, di cui si ha familiarità. Non è importante che siano i migliori sul mercato o i più eleganti: è importante che mi siano familiari e che io li senta come affidabili.
L'ambiente di lavoro è quel posto dove chi non sa lavorare, comanda. Il supervisore impartisce gli ordini come un maestro agli alunni, e poi annuncia che va a prendere il caffè. Sono contento per questo caffè, perché significa che per la prossima mezz'ora potrò lavorare con calma e concentrazione, senza essere controllato a vista, senza essere interrotto da improvvise ispirazioni altrui che rovinano ciò che ho fatto fino a quel momento.
mercoledì 12 maggio 2010
Va bene, va bene. Ora ti senti furbo perché alla fine ti sei accordato col capo per fare esattamente quel che ti avevo proibito, insistendo a complicare inutilmente le cose. Hai avuto la tua vittoria. Hai manifestato la tua superiorità. Hai saziato ancora una volta il tuo orgoglio (che ovviamente non sarà mai sazio). E ora? Hai complicato la vita a me e a tutti. Questa è la tua soddisfazione? Questo è il tuo modo di lavorare?
Ci considera muli da soma a potenziale infinito: pensa che più pressione applica, prima verrà terminato il lavoro. Abbiamo cominciato ieri mattina qualcosa che richiederà almeno un mese, e stamattina già vuole ispezionare e comunicare al cliente lo stato di avanzamento lavori. No, non è una barzelletta.
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