Togliere la patente a chi ha compiuto gli 80 anni? Idea ridicola. Gli ottantenni alla guida sono pochi e coscienziosi. Togliamo piuttosto la patente agli under 25 e vedremo diminuire drasticamente gli incidenti stradali.
lunedì 12 luglio 2010
venerdì 9 luglio 2010
Quando uso il termine sgualdrinelle, voglio indicare quelle prostitute-fai-da-te. Si prostituiscono per piccole cose attraverso piccole cose del campo sentimentale e sessuale. Per guadagnare la tua attenzione vestono in modo provocante. Non come una prostituta vera, ma solo quel tanto che basta per non essere da meno delle altre sgualdrinelle. Non sa compiere bene il suo lavoro: risolve atteggiandosi a sgualdrinella, sa che funziona. Vuole uno sconto dal macellaio, ammicca, lancia qualche parola con sottinteso sessuale. Ed il macellaio, ingannato ma contento, soddisfatto dell'essere stato sentito dal suo aiutante, “paga” la sgualdrinella attraverso lo sconto. Le prostitute fai-da-te lucrano tutti quei piccoli insignificanti privilegi e omaggi attraverso quel comportamento da sgualdrinelle: perfino nel bacetto di saluto mettono (talvolta inconsciamente) un che di malizioso. Agli uomini maiali (tutti gli uomini sono maiali, chi più e chi ancora di più) sta bene così, e le donne sgualdrinelle alimentano questo circolo vizioso.
La signorina scosciata di Facebook dichiara di avere una ventina d'anni di età. Crede di essere anticonformista perché recita quelle stupide frasi da Baci Perugina con la stessa intensità con cui una suora di clausura recita le sue preghiere. Mostra le sue curve con la stessa determinazione con cui la suora di clausura abbellisce l'altare. Riempie di cuccioli abbracci fiori tramonti sorrisi fotine romantichine la sua bacheca così come la suora di clausura riempie la sua cameretta di immaginette sacre. La signorina scosciata di Facebook è una delle tante credenti della religione sessista oggi in voga. Crede nel dogma secondo cui bella significa sessualmente appetibile. Crede nel dogma che essere apprezzati significa solo essere al centro dell'attenzione. Crede che l'esaltazione della femminilità sia comportarsi come una sgualdrinella.
Sono rimasto incantato parecchi secondi a guardare la signorina scosciata di Facebook. Poi ho chiuso di colpo la finestra del browser e mi son detto che non devo perdere tempo. Poi dopo un po' sono tornato a guardarla. Ammiravo quella bellezza fisica e avvertivo non solo un fastidio, ma un dolore dentro, come qualcosa che mi urlasse dal fondo dello stomaco o ancora più giù, percepito come lontano e confuso. Dalle mie viscere, da quelle caverne buie e solforose, venivano su delle grida rabbiose. Sì, la signorina è appetibile: dà agli uomini voglia di sfruttarla. Gli uomini più romantici si inventeranno tante scuse per pensare che il proprio appetito sessuale sia delicato e amorevole. Ma istinto era e istinto rimane, quali che possano essere gli alibi delicati e amorevoli che uno va architettando per togliersi dalla testa l'impressione di essere un maiale come gli altri. Impressione veritiera. Non so se oggi sono romantico: so solo che nel vederla avevo come una sete, e quella foto era la foto di un bicchier d'acqua quando uno ha sete, che dopo aver bevuto non ci si pensa più. Solo che la foto del bicchier d'acqua non fa passare la sete ma la rende più fastidiosa, peggio che il parlar di corde in casa dell'impiccato. Un fastidio che diventa dolore e urlo. La signorina scosciata è lì in fotografia in una posa che inequivocabilmente (senza nessunissima ombra di equivoco) mi invita a farsi utilizzare e dal profondo del mio animo viene su un urlo rabbioso: voglio possederti senza amarti, vedo che vuoi essere sfruttata e voglio candidarmi a tuo sfruttatore. Chiudo di nuovo il browser, cercando di riflettere su quanto io sia maiale come gli altri. Mi vien voglia di riscrivere queste righe, romanzare questa riflessione. Titolo: “Maiale come gli altri”.
Ecco l'ennesimo profilo di signorina sexy su Facebook. Il primo pensiero che mi viene in mente è di raggiungerla per aiutarla a capire che non è così che ci si comporta. Spiegarle che il mostrare le proprie curve all'universo mondo è un modo per dichiarare la propria disponibilità a prostituirsi. “Piccole prostitute crescono”, ironizzavamo a scuola con un'abbondante mestolata di malizia quando vedevamo le nostre compagne vestite in modo da far “colpo”. L'unico modo che loro conoscevano per far colpo era andar vestite in modo “sexy” (cioè scollacciato, volgare, svergognato) nelle grandi occasioni, cioè le feste di paese, le gite scolastiche, le feste di compleanno. La signorina sexy di Facebook dev'essere una di loro, una di quelle sgualdrinelle cresciute svestite. Una di quelle che pensano che per fare colpo ci sia solo da comportarsi come sgualdrine, salvo poi etichettare “sgualdrine” quelle che per far carriera si fanno sfruttare sessualmente, cioè si prostituiscono. “Piccole prostitute crescono”: la signorina su Facebook riesce a mostrarsi velando solo il minimo indispensabile per non farsi cancellare la foto dagli amministratori del sistema.
giovedì 8 luglio 2010
Chi si innamora segretamente di una collega di lavoro finisce sempre per confessarlo involontariamente alle persone sbagliate, cioè agli altri colleghi di lavoro che la conoscono. Uno di loro ha parlato di lei poco fa: il modo con cui sospirava una sola delle parole di tutto il suo discorso è stato sufficiente per farmi capire che aspetta da tempo qualche occasione per dichiararsi a lei, a quella che in queste pagine ho chiamato la collega cattolica. Per amore uno può perfino smettere di essere ostile a tutto ciò che sa di religioso. Come è malleabile il cuore di un uomo. Ciò che non faresti mai neppure sotto tortura, ora sei disponibile a farlo pur di attirare l'attenzione della donna a cui pensi ogni giorno e ad ogni ora.
mercoledì 7 luglio 2010
Per il capo è una iattura anche il veder consegnare un lavoro entro la scadenza da lui indicata. Quando si rispettano le scadenze, il capo pensa sempre di aver sovrastimato il tempo necessario per completare il lavoro. Chi consegna in orario è sempre sospettato di essere uno scansafatiche che ha completato velocemente il lavoro e poi ha aspettato fino al momento esatto della consegna. Insomma, se consegni in ritardo sei un incapace, se consegni in orario sei uno scansafatiche. Se consegni in anticipo allora ti dicono che sei capace e perciò ti daranno il doppio del lavoro da concludere in metà del tempo minimo possibile.
Sta a casa sua in tuta da ginnastica, sudata e spettinata. Si aggiusta sul naso quegli occhiali sporchi e allontana con un gesto brusco la mosca che le tiene compagnia da stamattina. Mette su Facebook la foto vacanze dell'anno scorso, una “prova costume” ben riuscita, perché quelle di quest'anno non sono riuscite decenti. Dovrebbe depilarsi per bene, ma che nausea, oggi non ha voglia di fare altro che perdere tempo su Facebook. Poi aggiunge un video con una di quelle canzonette d'atmosfera e quel collage di immagini di corpi nudi e sensuali. Sbadiglia, si aggiusta di nuovo gli occhiali. Deve mantenere aggiornata la propria immagine di donna desiderabile, deve provocare i bei maschietti là fuori su Facebook, sente che deve, deve assolutamente apparire come la donna fatale che al solo vederla si provi un'attrazione fatale. Sbadiglia di nuovo, maledetto caldo. Dall'altra parte dello schermo eccoli, i bei maschietti. Un divorziato, un esaurito e un ciccione gareggiano nell'elargirle complimenti e deliziosi commenti. Tra una caccola e l'altra, uno peloso come un orango e sudato come una bestia le invia una frase poetica che sottintende la richiesta di un appuntamento, sperando di riuscire almeno una volta a non sfigurare come provinciale. Lei cerca complimenti, cerca innamoramenti, cerca coccole romantiche. Loro cercano sesso. Lei brama una carezza nei capelli da un principe azzurro, brama un delicato e lunghissimo bacio da un fotomodello ricco e famoso, brama una passeggiata per mano al chiaro di luna con l'attore protagonista del suo film preferito. Loro cercano sesso. Tra un rutto e una caccola, fanno i fighi su Facebook. Sono disposti a fingere qualche romanticheria, qualche coccola, qualche “preliminare”, pur di giungere all'obbiettivo. Anche quando si sentono sinceramente romantici, anche quando con sommo sforzo accettano l'idea di rinviare il sesso a data da destinarsi, in fondo in fondo sono attratti solo sessualmente. Le estati (e spesso anche le altre stagioni) passano per lo più così, dietro una tastiera, fingendo di essere ciò che non si è, dicendo cose che non si pensano, cercando ciò che servirebbe ad essere mandati via come maiali. Finzioni e ipocrisie nella vita reale, finzioni e ipocrisie su Facebook. Fingere su internet costa meno fatica che fingere nella vita reale. Puoi sempre mettere la foto di dieci anni fa, quando ancora avevi qualcosa da esporre senza sfigurare.
martedì 6 luglio 2010
Facebook è il posto ideale per uno stalker. Ha lì a disposizione un'infinità di notizie personali e foto della sua vittima. Può spesso vederne il luogo di lavoro o la scuola, può vederne la casa e gli animali domestici, può vederne i luoghi di ritrovo. Lo stalker è fortunato perché molte persone su Facebook accettano “amicizie” da sconosciuti perché amano far numero, oppure perché vedono qualche amicizia comune e si fidano. Pericoloso meccanismo. Uno stalker può creare una login fasulla, e approfittare del meccanismo per crearsi una rete di amici, per poi approfittare dello stesso meccanismo per farsi accettare come “amico” dalla vittima designata. Una volta che ne è “amico”, può vederne tutte le foto e tutto ciò che lascia in bacheca. Facebook è uno strumento potente e come tutti gli strumenti moderni viene utilizzato male da troppe persone. Non basta essere sospettosi nei confronti delle nuove amicizie: molti dimenticano il livello di privacy a qualcosa tipo “amici degli amici” e perciò, una volta visualizzata la lista degli “amici” della vittima, basta farsi “amicare” da uno di questi “amici” (generalmente quello che ha più amicizie, cioè che ha minor tendenza a verificare le nuove) e poi accedere alle foto e alle informazioni personali della vittima. Facebook è utile agli stalker, sia per il modo in cui viene utilizzato male, sia per l'idea di far “condividere” foto e informazioni personali e della propria rete di amici e parenti. Anche se sono stato abbastanza parco di informazioni e foto personali, una persona che volesse “stalkarmi” potrebbe riuscire a sapere molte cose di me.
Il capo, quando non è presente di persona a controllarci, prova col telefono. Squilla sulla prima scrivania. Undici squilli. Nessuno risponde. Un attimo dopo l'undicesimo squillo, squilla sulla seconda scrivania. Nessuno risponde. Dopo un'altra dozzina di squilli prova con la terza scrivania. Nessuno risponde. Infine tenta con la mia scrivania. Rispondo subito. Chiede notizie del collega della prima scrivania. Fuori in pausa pranzo. Allora chiede notizie del collega della terza scrivania. Fuori anche lui, sì, anche lui in pausa pranzo. Sta per chiedere qualcosa a me, su un argomento di cui non so assolutamente niente. Poi si rende conto che è inutile, oppure si rende conto che alle tredici e quindici sono tutti in pausa pranzo, me compreso. Ma non si accorge (o forse finge di non accorgersi) che ho risposto solo per fargli capire che nel mondo c'è qualcuno che ha capito quanto sia stato stupido il suo uso ossessivo dei telefoni interni.
Schizofrenia da donna degli “-anta”: sei sfiorita, alla tua età sei sfiorita, la menopausa si avvicina, le rughe e gli altri segni di vecchiaia diventano faticosi da nascondere. Ma cosa cerchi? Perché cerchi? Cosa hai trovato? Perché non l'hai trovato? Credi di trovare qualcosa qui ed ora? Subito? Credi che per essere ancora te stessa ci sia bisogno di vestirti come una sgualdrinella? Ti offendi mortalmente quando cominci a sospettare che sei considerata tale. Ma allora perché lo fai? Non esiste una spiegazione razionale.
Schizofrenia femminile. Ma insomma, cosa vuoi? Se ti vesti in quel modo vuol dire che cerchi esattamente quella cosa. Perché ti vesti così? Non mentire: la praticità non c'entra nulla, l'eleganza nemmeno. Ti vesti come una di quelle disprezzabili allo scopo di essere apprezzata? Non ti accorgi della contraddizione. No, non te ne accorgi, perché tu ti vesti così per far colpo su un cinque per cento di uomini che ti circondano e invece con fastidio ti accorgi di aver fatto colpo sul novantacinque per cento degli uomini rimanenti, specialmente quelli che detestavi di più.
lunedì 5 luglio 2010
Il capo discute a voce alta di una persona da assumere. Nel corridoio risuonano i suoi severi giudizi. Se è una persona capace, il capo ha da ridire sul carattere. Il capo vive come se avesse qualcuno perennemente alle sue spalle a ricordargli che l'azienda non può permettersi il minimo errore oppure il minimo ritardo oppure il minimo spreco. Come un ossesso, il capo non è mai contento, mai soddisfatto.
Un altro “caso da Facebook”. Donna sulla quarantina abbondante. Separata, probabilmente con figli. Mette a disposizione foto in cui mostra le sue “grazie” (sì, sono tutte foto di almeno dieci anni fa, non c'è bisogno di essere un mago per notarlo). Abbondano i suoi commenti sul “fare l'amore” (quanto è ipocrita questa espressione: ma come, l'amore è un'operazione che si “fa”?) Sempre pronta a sospirare sull'innamorarsi e sui luoghi comuni tipici delle adolescenti infatuate. Ma cosa cerchi nella vita? Perché alla tua età hai bisogno di rincorrere i sogni della tua adolescenza? Soprattutto domando: perché ti viene il magone ogni sera dopo la mezzanotte, specialmente dopo la mezzanotte del venerdì sera, sabato sera e domenica sera? Quanto dev'essere dolorosa la solitudine! Quanto devono essere dolorosi i ricordi di un tempo sereno, tempo neanche tanto lontano, tempo in cui dalla vita avevi avuto tutto: un uomo, una famiglia, un significato alla tua vita. Avevi tutto, tranne la garanzia che le cose belle durassero in eterno.
venerdì 2 luglio 2010
Fanno tutte quelle moine e poi ti mandano via infastidite. Succede su Facebook e nella vita reale. Ti inondano la bacheca di quelle oziosissime frasi romantiche ma di te non ne vogliono sapere. Svestite fino ai limiti della decenza (e talvolta anche oltre) ma quando ti avvicini sono tutte pudiche e riservate. Schizofrenia femminile. Su Facebook e nella vita reale.
C'era quel film in cui una ragazza con qualche handicap mentale veniva messa incinta da un conoscente. Dopo averla utilizzata per i propri porci comodi, il conoscente si dilegua. Mi rifiutai di credere che esistessero casi del genere, ma in questo mondo di cattiveria essere ingenui e indifesi significa essere soggetti ad ogni violenza fisica e psichica. Non basta desiderare di essere astuti e forzuti per diventarlo. La ragazza del film porta avanti la gravidanza quasi solo per inerzia, neanche ricordando come era stata ingannata e utilizzata. Immaginai di essere quel bambino diventato adulto e chiedermi: nasco per un'ingiustizia, ma almeno riesco a lamentarmene (ovvero sono vivo). Odio le ingiustizie e odio perfino pensare all'esistenza di ingiustizie. Ma talvolta dalle ingiustizie nasce qualcosa di grande e di imprevedibile. Come un bambino, che è vittima dello stupro (o del “sedotta e abbandonata”) tanto quanto la madre.
giovedì 1 luglio 2010
Sta per terminare un'altra brutta giornata di lavoro. Lamentarsi sul blog aiuta a scaricare i nervi (mi domando quale sia la percentuale di blog aperti solo per lamentarsi). Ma oggi non ho avuto neanche un attimo per respirare, neanche un attimo per lamentarmi. Diventa difficile trovare persino il tempo per lamentarsi. Mi chiedo poi quante persone leggeranno queste pagine di blog. Lamentarsi su un blog talvolta finisce per deprimere gli altri. Non vorrei apparire deprimente a nessuno, ed è per questo motivo che ripeto sempre che lamentarsi su un blog fa bene alla salute. Ci si libera di un peso, condividendolo con lettori virtuali che incontreranno queste pagine tra chissà quanti mesi. Vorranno manifestare solidarietà o parlare dei loro problemi. Li sento già vicini, anche se capitassero qui nel 2026. Li sento vicini anche se non avranno tempo o voglia di farmi sapere che hanno trovato almeno una riga di queste pagine che apprezzano o che li ha indotti a riflettere. La massima soddisfazione sarebbe qualche datore di lavoro che nel leggere queste pagine decide di cambiar vita e di trattare i suoi dipendenti come persone piuttosto che come schiavi da cui cavare la merce-lavoro.
Sessantuno minuti tra i due eventi. Evento 1: lei condivide sulla sua bacheca una citazione di una pagina volgarissima, aggiungendovi le sue risate. Evento 2: lei inserisce sulla sua bacheca una protesta contro gli uomini che hanno “il chiodo fisso”: fioccano decine di messaggi di solidarietà da parte di uomini con chiodo fisso ma un pochino più attenti a nasconderlo. Facebook è lo specchio della società attuale. Le donne amano la volgarità ma la apprezzano solo dagli uomini che considerano appetibili. Perciò si crea questo assurdo: prima manifestano pubblico compiacimento per la volgarità e poi subito dopo manifestano pubblico sdegno perché hanno scoperto di aver sollevato un vespaio di uomini “col chiodo fisso”.
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