martedì 27 luglio 2010

Meglio una drogata che una teatrante. Le persone che partecipano attivamente a gruppi teatrali finiscono per confondere la realtà con la fantasia. Mostrano emozioni ben costruite anche quando russano. Fingono anche senza volerlo. Una teatrante può manifestarti mille volte le sue emozioni, può dirti mille volte che ti ama, può gridare mille volte la sua sincerità... sempre mentendo. Mentono anche senza accorgersene. Impossibile avere un'amicizia con una teatrante. Ancora più impossibile essere certi che ricambia un sano sentimento di amore.
Ho il dubbio che a quella donna il cuore abbia cominciato a battere per un altro. Non la chiamo più “collega cattolica”, ma la chiamo “quella donna”. Il termine “collega cattolica” me la avvicinava e me la qualificava come interessante, sebbene per un attributo che normalmente detesto (“cattolica”). Ora invece la sento lontana, improvvisamente lontana. Il suo uomo non è in quest'ufficio, non è in questa città, non ha un nome né un volto, non è su Facebook, non ha il MSN. E' dura essere gelosi di qualcuno di cui non si sa assolutamente nulla e di cui mi sforzo di sperare che esista solo nelle mie paure.

lunedì 26 luglio 2010

Non è che mi innamoro ogni volta che una donna mi guarda. No, non è questo. Il mio animo si riposa su un letto di dolci note musicali ogni volta che una donna pura di cuore mi guarda. Non desidero un matrimonio di reciproche convenienze ma desidero essere amato così come sono, senza nessun “dovresti”, tanto meno quei “dovresti” impliciti e sottintesi. Non so come, ma mi smebra di percepire quella purezza solo in una piccola percentuale di donne che incontro durante il giorno e nell'andare e tornare da casa. Spesso è una purezza solo passeggera perché basta un attimo, basta un piccolo “input” esterno per trasformarle da pure a pretenziose. L'uomo sa essere arrogante e la donna sa essere pretenziosa e possessiva. Per la donna è più difficile essere arrogante: allora trasforma l'arroganza in mille rivoli, mille piccinerie, mille meschinità, mille distrazioni e disattenzioni. Cominciano fin dalla più tenera età, con le loro piccole (ma sempre più numerose) vanità, con le loro piccinerie, dispettini, sottintesi, parole pungenti come spilli avvelenati. Ciò che chiamo purezza di cuore non è fatta di buoni sentimenti e di dolci parole ma è fatta di una capacità di starti di fronte avendo sinceramente a cuore tutto di te e senza applicarvi sopra nessun sottinteso e nessuna pretesa. Per guadagnare questa purezza di cuore occorre un'educazione lunga e faticosa. Innamorarsi di una donna pura di cuore è qualcosa di assai diverso dall'infatuazione romantica e dall'attrazione fisica.
Faceva la smorfiosa... e poi scopro che è sposata. La primissima tentazione è stata di scovare l'email del marito per inoltrargli le “prove”. Ma poi servirebbe davvero a qualcosa? Alle bambine smorfiose (e ancor più alle bambine diventate adulte e sposate) è oltremodo difficile dare una lezione di buon senso.

venerdì 23 luglio 2010

In realtà la vera sfida con la collega cattolica è arrivare allo scontro prima di sapere quale sia la bandiera sotto cui combatte. I cattolici sono diversissimi tra di loro per esperienze, sensibilità, attitudini, capacità di replicare e di combattere. Ma grosso modo si dividono in poche categorie: il parrocchiale, il movimentista, il solitario... Non ho ancora ben capito i due colleghi cattolici (lei e lui) di che area sono. In verità non ho fatto molto per indagare. O meglio: non ho potuto indagare troppo. Qui ogni discorso cattolico è proibito. Qui in ufficio a dettar legge sono le pagine di Repubblica, i dogmi sono le sue notizie e i suoi silenzi, il giudizio sui cattolici è quel che se ne legge giorno per giorno.
Non credo che lei mi abbia evitato di proposito, era solo troppo presa dal lavoro. Non sono l'unico ad essere “interessato” a lei (diciamo piuttosto: sono incuriosito), ma sono quello che finora ha commesso più volte l'errore di non nasconderlo abbastanza. In classifica mi supera solo il collega che ha avuto l'ardire di regalarle un CD (di musiche che piacciono solo a lui). Il complesso della puffetta: tra tutti i puffi, una sola puffetta, oggetto delle attenzioni (e delle deliberate disattenzioni) dei colleghi.
Vengono quelle strane giornate in cui commetti tanti strani errori consecutivi, quelli che ti eri esplicitamente imposto di evitare. Fino a ieri nessun problema. Stamattina i colleghi hanno notato un mio interesse per la collega cattolica di cui ho recentemente parlato in queste pagine in tono di sfida (finora nessun confronto e nessuna sfida all'OK Corral). Lo hanno notato e non mi hanno detto nulla: questo è anche peggio. Se non ti prendono in giro vuol dire che già mormorano contro di te. Volevo mostrarle un disegno. Ci ho provato tre volte. Siamo tutti adolescenti. Hanno pensato che doveva essere una cosa importante per me mostrarle quel disegno. Hanno pensato che io stessi tentando di catturare la sua attenzione, ogni giorno un nuovo trucco per mettermi in mostra. Sembra una partita di scacchi, fatta di pazienza e di silenzio.

giovedì 22 luglio 2010

Quanto detesto quelli che si presentano prima col cognome e poi col nome.

mercoledì 21 luglio 2010

Ciò che anzitutto colpisce un uomo è quanto sia svestita la donna che ha davanti. Le donne che lavorano in questa azienda sono state assunte anzitutto per il proprio aspetto fisico. Un maschilismo gretto e volgare. Quelle donne, in necessità di lavorare, subiscono e addirittura sfruttano tali bassezze. Al colloquio si presentano vestite da vamp. Sul luogo di lavoro vestono come bamboline, per farsi perdonare automaticamente gli errori, per supplire alle incapacità con qualcosa da guardare. Scrivo queste cose perché poco fa mi è capitato ancora una volta di perdonare una mancanza ad una donna e poco dopo ho ricordato di tutte le occasioni come questa, dove avrei rimproverato un uomo (anche se più anziano). Sono perciò anch'io vittima di questo squallido maschilismo aziendale diventato arma di donne con pochi scrupoli e poca dignità.

martedì 20 luglio 2010

Stamattina in metropolitana una donna si è seduta accanto a me. Ho come percepito che l'abbia fatto di proposito. Nonostante il mio aspetto fisico e nonostante la presenza di altri posti liberi, si è seduta accanto a me. Ho cercato di rimanere impassibile. Per una buona volta ho messo a tacere la mia curiosità e non mi sono voltato verso di lei. Poi dopo qualche minuto finalmente l'ho osservata, per una frazione di secondo. Sembrava contenta, come di chi ha appena avuto una buona notizia e ripensa a quella notizia per tutta la durata del viaggio. Poi ho spostato lo sguardo verso l'esterno. Un'altra frazione di secondo, brevissima, prima che controllasse se la stavo fissando. Vedendo il mio sguardo rivolto verso l'esterno si dev'essere rasserenata. Nel volgere il mio sguardo altrove pensavo di dirle: sai, sono pazzamente innamorato di te perché una donna che non disprezza il mio aspetto fisico è già rara da trovare e perché il tuo sorriso nascosto diventa contagioso. Questo incontro brevissimo mi garantisce un'ombra di allegria e di romantico per tutta la giornata.

lunedì 19 luglio 2010

Si dice che tutto il mondo è paese. Corollario: tutti gli adulti sono adolescenti. Come il mio collega di lavoro che cerca di conquistarsi la collega cattolica perché si è accorto che lei comincia a considerarmi simpatico. Tutti gli adulti sono adolescenti: lui si è affannato a masterizzarle un CD di musiche jazz (che probabilmente piacciono solo a lui), io per il momento mi limito a meditare sottili ritorsioni e lei si sente come una reginetta, al centro dell'attenzione. Tutto il mondo è paese, tutti gli adulti sono adolescenti.

venerdì 16 luglio 2010

Dovrei smetterla con Facebook. Quando uno spende troppi minuti per i ricordi dei bei vecchi tempi, che in realtà non erano mai stati “bei”, vuol dire che sta invecchiando. Forse sto invecchiando. Forse lo penso perché ancora non posso scrivere sul mio profilo “Situazione Sentimentale: Impegnato”. Mi vien voglia di gridare: non è giusto tutto questo! Non è giusto invecchiare! Ma tutti invecchiamo accumulando ricordi belli e ricordi tristi. Per cui non mi è lecito gridare.
Ancora le signorinelle in pose discinte su Facebook. Con i loro rotoloni di coppa in bella mostra sulla spiaggia. Mentre i loro amici scattano foto a quegli ammassi di grasso sulla sabbia, per poi condividere su Facebook tanto splendore. Le signorinelle puritane avranno pensato: la foto può star lì, tanto poi la posso cancellare. Qualche giorno dopo l'hanno già dimenticata. Qualche mese dopo il solito curiosone resta lì a guardarle. Se avessi tempo (e se avessi un po' di coraggio in più per fare una simile idiozia) raccoglierei accuratamente sul mio computer tutte le foto pubblicate da tutte le donne per cui ho provato anche un minimo interesse. Poi inventerei una macchina del tempo per tornare a scuola e consegnarla al giovane che ero... e il giovane che ero le mostrerà loro dicendo: guarda come diventeranno le tue preziose curve, tu ingrasserai così, tu avrai queste orrende rughe, tu che sei la più vanitosa di tutte farai un figlio con uno che ti pianterà subito dopo. Questo non avverrà per un peggioramento del carattere: avverrà perché il vostro carattere di oggi sarà lo stesso che avrete in futuro.
Facebook è un'invenzione grandiosa perché apre le porte ad ogni piccineria: ti permette di curiosare nella vita di persone di cui non te ne è mai importato nulla: a cominciare dai vecchi compagni di scuola di cui solo con gran fatica riesci a ricordare il nome. Nonostante i livelli della privacy, si finisce sempre per sapere che quella a cui stavi per dichiararti ha fatto un figlio con chissà chi ed è tornata a vivere dai suoi agli estremi confini d'Italia. Guardo la sua foto e immagino di essere io al posto di quel bambino a godermi il suo affetto. Sogno per qualche minuto una vita spensierata con lei, attonito davanti a quella foto, mentre qualcosa dentro di me continua a dirmi: le altre foto, le altre foto! corri a guardare le altre foto! Forse c'è qualcosa in più, probabilmente c'è qualcosa che voleva che tu non vedessi (infatti eccola in costume da bagno). Poi uno squillo di telefonino, non il mio, mi risveglia e mi fa tornare alla realtà. Non mi dichiarai a lei perché qualcosa mi diceva che sarebbe finita male. Era una donna con troppe amicizie maschili, troppa confidenza, troppa libertà di piantare in asso l'uomo che la ama. Quella foto mi aveva mostrato il risultato di tanta libertà: si è fatta ingannare e ingravidare da qualcuno che subito dopo l'ha piantata. Chissà quanti altri come me che hanno preso una cottarella per lei hanno poi scrutato quella foto per interi minuti.

giovedì 15 luglio 2010

Su Facebook c'è l'informazione “situazione sentimentale” perché la prima cosa che interessa a chiunque è sempre la stessa. Chissà per quale motivo. Dopotutto Facebook è solo una delle tante strutture tecnologiche che si organizza per gratificare quelle curiosità che tanto spesso non possiamo saziare: quella che nel terzo anno fece quello e quello... oggi? Fidanzata? Sposata? Figli? Addirittura? E chi mai...? Dici davvero? Ma perché ti interessa? No, in verità, sai, solo curiosità... Ma ci tenevi? Sul serio? Anche tu? Non dirmi... Ma dai...
Non ne posso più di queste signorinelle ipocrite. Quando parli con loro sono tutte pudiche e puritane. Poi su Facebook mettono foto in costumini da bagno che lasciano assai poco spazio alla fantasia. Se chiedessi ad una di loro di mostrarmi una sua foto in biancheria intima (o in costume da bagno, che è praticamente la stessa cosa, visto cosa sono quei costumi) mi prenderebbe a schiaffi e mi chiamerebbe “sporco maiale sciovinista” senza sapere neppure cosa significa sciovinista. Ma non c'è bisogno di domandare: basta sfogliare Facebook. Benché siano rare le donne soddisfatte del loro aspetto fisico, la percentuale di quelle che su Facebook mostrano foto in costume da bagno (o almeno foto “sexy” con ampie scollature e larga vista alle gambe) è veramente alta. Puoi consultare quelle foto stando comodamente seduto in poltrona, o addirittura durante l'orario di lavoro quando il capo non è presente. Ed eccola lì la signorinella ipocritamente pudica, che già ti evita perché ti ha scoperto a guardarle le gambe. Strana schizofrenia femminile: ti scopre a guardarle le gambe e ti considera un maiale: ma allora perché viene a lavorare (s)vestita in quel modo? Lo so bene che in cuor suo è addirittura orgogliosa del sapere che un uomo le guardi le gambe... anche se sa bene cos'è che pensa un uomo quando la guarda. Eppure è infastidita, inorridita, si sente come se fosse stata umiliata da un fugace sguardo. Si vede che io non sono nella lista dei suoi candidati. Non sono uno dei suoi eletti. Non gliene importa nulla di un umile lavoratore che sopporta le vessazioni dei capi per guadagnarsi il suo stipendiuccio... forse mira piuttosto a far colpo su uno dei nostri capi. Non c'è problema: posso sfogliare comodamente le tue foto su Facebook, dove mostri ancor più di quanto già non mostri col tuo modo di vestire. Strana schizofrenia femminile: non vuoi essere guardata ma permetti a tutti di guardarti accuratamente su Facebook; vuoi essere considerata pudica e vieni invece vestita in quel modo; ti infastidisce cogliere un collega di lavoro per un attimo a guardarti le gambe ma vieni vestita così proprio perché intendi farti guardare da degli uomini. Strana schizofrenia femminile: forse faccio bene a chiamare “signorinelle ipocrite” quelle come lei. Come dicevamo a scuola: piccole prostitute crescono.

mercoledì 14 luglio 2010

Fuori c'è un caldo che uccide. In ufficio c'è l'aria condizionata. Oggi il capo è fuori sede e altri colleghi sono variamente assenti. Perciò oggi si lavora con tranquillità.

martedì 13 luglio 2010

Il capo che viene a sgridarci perché secondo lui stiamo perdendo tempo. Vietato perfino fare una pausa. Il caffè è tollerato purché bevuto in un sol colpo e senza altre pause, come fa lui.

lunedì 12 luglio 2010

Un'amica mi manda un SMS infilando, tra le varie parole poetico-sentimental-malinconiche, un riferimento ad un letto vuoto. Dopo un buon quarto d'ora che mi lecco i baffi chiedendomi come calibrare la risposta su quell'allusione al sesso... mi rendo conto che parlava della morte della sua vecchia nonna. Cancello l'SMS che stavo scrivendo e scrivo una risposta di circostanza.
Quando ero adolescente e vedevo due tenersi per mano provavo invidia. Oggi provo qualcosa a metà tra la commiserazione e la noia. Quando ero adolescente (neanche tanti anni fa) innamorarsi era qualcosa di più serio che oggi. Non saprei dire perché ma posso dire che ne sono definitivamente sicuro.