I coniugi Furbetti (cognome di fantasia ma particolarmente appropriato) hanno deciso di avviare un'attività commerciale. Quale è il loro scopo? Come tutti: guadagnare una montagna di soldi. Per loro le categorie merceologiche sono tutte uguali. Vendere questo o vendere quello non fa differenza: l'importante è guadagnare. Cos'è che nel mercato “tira” di più? Cos'è che oggi ci arricchirebbe con la minima fatica possibile? Come si fa a vivere di rendita? Come si può fare a stimolare il consumo, anche inutile, soprattutto inutile, della merce che abbiamo a terra? Come si fa a sbolognare merce di qualità scarsa a prezzi più che gonfiati? Va da sè che quando la maggioranza degli imprenditori si muove in questo modo, il disastro è assicurato. Tutti inseguono il guadagno facile. Tutti inseguono il sogno del vivere di rendita, cioè di guadagnare senza lavorare: tutti pensano di essere Furbi Furbetti dotati della inevitabile missione di estrarre denaro dagli Stupidi Stupidotti. Salvo rarissimi casi, l'imprenditoria è un gioco a chi è più furbo, più meschino, più veloce nell'estrarre ricchezza dagli altri. Mentre è legittimo domandarsi quale lavoro può assicurare un ragionevole guadagno a fronte di una ragionevole fatica, è da meschini furbetti l'affannarsi a cercare modi di estrarre ricchezza senza faticare, o peggio, estrarre ricchezza dalle tasche altrui. Ecco perché in Italia la maggioranza dei lavoratori sono improduttivi, ecco perché in Italia c'è tanta gente che “lavora” nello spettacolo e in altri inutilissimi campi, ecco perché l'Italia, culla del sapere, culla della cultura, culla della ricerca scientifica, abbisogna di badanti e manovali d'importazione: vogliono essere tutti imprenditori dell'ozio, vogliono arricchirsi senza fatica, hanno rifiutato la cultura che non serve alla loro vanità, hanno rifiutato la ricerca e il lavoro perché faticosi, hanno rifiutato i mestieri più produttivi. Manovali e badanti di importazione. Un popolo si sta spegnendo. I coniugi Furbetti sono l'emblema: non vogliamo rispondere ad una necessità concreta della società, vogliamo solo riempirci di soldi con la fatica minima possibile.
martedì 19 aprile 2011
lunedì 18 aprile 2011
Sono in chat con una vecchia amica. Siamo così vicini, di cuore, l'uno all'altra, ma c'è qualcosa di tremendamente assurdo che impedisce che noi ci si possa ritrovare insieme. Questo qualcosa è probabilmente la nostra familiarità. Tanti anni di familiarità diventano (incredibile!) un ostacolo all'innamorarsi. Ti considera talmente “amico” da essere incapace di pensarti almeno per un attimo come amante. Forse le sue amiche le avranno anche detto: “ma perché non gli dai una possibilità?” E lei, lusingata, avrà risposto: “no, è troppo imbecille, no, è un amico di infanzia, no, è solo una tenera e lunghissima amicizia che perciò non può evolversi in un innamoramento”. Qualche volta io e lei abbiamo perfino scherzato sull'idea di stare insieme. Aspettavo quell'attimo di silenzio, quel minuscolo secondo di silenzio dopo il quale poter dire qualcosa come: “e se io facessi sul serio?” Ma lei non mi ha mai concesso quell'istante. Mi ha lasciato con un batticuore (probabilmente lo avrà anche notato: le donne sono capaci di notare tutti questi piccoli particolari che agli uomini sfuggono con ingenuità), ha cambiato discorso, ha lasciato cadere l'occasione.
venerdì 15 aprile 2011
Beato te che puoi invitarla ad andare al cinema. Con me non ci verrebbe mai. Sa che sono “pronto ad innamorarmi”. Ma stranamente non si accorge che anche tu sei pronto a dichiararti a lei. Forse sa come tenerti a bada, come cambiar discorso prima che tu riveli ciò che hai in cuore. O forse, come temo, è propensa a dirti di sì.
giovedì 14 aprile 2011
Sempre lo stesso sogno, in tutte le salse: sognare una bella donna che all'improvviso si innamora di te al cento per cento, senza nessun dubbio, nessuna remora, nessun problema, nessun ripensamento. Sempre lo stesso sogno. Abbiamo così tanta voglia di sentirci amati e privilegiati, che non ci disturba affatto sognare sempre la stessa cosa. Tutti gli uomini hanno sempre questo stesso sogno, in tutte le salse.
mercoledì 13 aprile 2011
La cosa più incredibile di questa società è che ci siamo abituati, completamente abituati, a sentire notizie di imbrogli, debiti, truffe, furti, malgoverno, scempio del patrimonio pubblico... e ce ne lamentiamo nei trenta secondi successivi alla notizia. Dopodiché tutto resta come prima. I sinistrorsi voteranno ancora a sinistra, i destrorsi voteranno ancora a destra, i centrorsi voteranno centro, i schedabiancorsi lasceranno scheda bianca, e così via. Alcune percentuali di gente disposta a cambiare voto dopo scempi e scandali fa cambiare (di poco) la disposizione delle carte in tavola. Ma l'Italia sprofonda sempre di più nella crisi, nella povertà, nel debito, nell'insignificanza. Nel dopoguerra coloro che avevano difeso l'Italia col sangue e con inenarrabili sacrifici hanno fatto di tutto per ricostruirla. Ma neanche vent'anni dopo è cominciata la rivoluzione del niente. I nostri nonni e bisnonni hanno dato la vita per assicurarci un futuro, e in pochi decenni il “futuro” si è rivelato una inutile farsa, una storia di truffe e sfruttamenti, un'Italia di cui vergognarsi.
Avvenne quando a scuola si accorsero che il mio tema conteneva molti “spunti”. Avevo scritto qualcosa utilizzando i termini più adatti. Mi dissero che dovevo mettermi in contatto con Tal dei Tali, esperto in materia, affinché questa capacità potesse produrre frutti. Ingenuamente, mi misi in contatto con lui; ancor più ingenuamente, gli scrissi i motivi e le circostanze. La sua risposta si fece aspettare parecchio: non potendo vendermi nulla, si limitò ad augurarmi buon lavoro e a consigliarmi di mandargli eventuali interventi futuri. Solo dopo un po' di tempo mi arrenderò all'idea che l'intervento pieno di “spunti” probabilmente non lo aveva neppure letto. Tanta spocchia era ingiustificata nei confronti di uno come me, così giovane e così ingenuo. Non ne parlai con nessuno, e comunque dal giorno glorioso degli “spunti” nessuno ne aveva più parlato con me. Io temevo di essere umiliato e loro forse temevano di aver avuto ragione. Io temevo di essere deriso e loro forse temevano di aver fatto nascere un nuovo astro senza poterci guadagnare niente. Sono passati tanti anni ed il Tal dei Tali è ancora lì dov'era allora, si sarà stancato anche di autocelebrarsi. Mi fa venire una sadica risata l'idea che il destino punisca con la sterilità perenne coloro che, anche una sola volta nella loro vita, per spocchia e avarizia non hanno voluto accettare un possibile figlio.
martedì 12 aprile 2011
Nell'afa di fine luglio, ad una sperduta fermata di periferia, una donna in giacca, borsa e bottiglietta di tè parla al telefono. “Vado in udienza... Verbale... Giudice... Sai, la procedura poi...” Procedure. Senza fantasia, senza tocco artistico, senza inventiva, senza scelta. Solo procedure. Un lavoro come macchina. Deve solo seguire le procedure. Sei una macchina che gira allo stesso modo in tutti i giorni lavorativi dell'anno.
lunedì 11 aprile 2011
venerdì 8 aprile 2011
Le luci della notte mettono tanta curiosità quanta solitudine. C'è vita ma non si vede. Non si vede perché non è per te. Cerchi vita ma non vedi altro che buio, cemento e luci. Le file ordinate di lampioni, le insegne degli stupidi negozietti, le luci delle case. Tutto è muto. Curiosità e solitudine: nessuna di quelle luci chiama te.
giovedì 7 aprile 2011
Venne fino a casa per protestare che... avevo sfogliato gli appunti delle lezioni della sua fidanzata. Che idiota. Non era mica un diario proibito. Non glieli avevo mica consumati o rovinati. Lei aveva già sostenuto l'esame e forse aveva già dimenticato la loro esistenza. Glieli affidai senza remore, non servivano più neanche a me. Resistei alla tentazione di gettarglieli dalla finestra, temendo una sua reazione sproporzionata. L'unico insulto che mi venne per colpirlo fu “non sai vivere”. Avevo ragione. Saper vivere significa anche saper valutare esattamente le cose. La sua fidanzata considerava ormai quegli appunti poco meno che carta straccia: lui invece ne aveva fatto una Questione d'Onore da Lavare col Sangue. Sangue virtuale, visto che ci sono tantissimi uomini come lui, per i quali la “lotta”, la “vendetta”, la “giustizia”, consiste nell'alzare la voce per qualche minuto proferendo frasi sconnesse per coprire la voce dell'interlocutore.
Queste bellone straniere tutte sexy che invadono la metropolitana mi sanno tanto di “usato garantito e rimesso a nuovo”. Quando vedo una bella donna, d'istinto cerco di valutare quanti letti ha attraversato. Una donna che si è fatta scopare da tanti uomini (fra cui, forse, anche il proprio marito) mi attrae poco: è una vacca da monta, che scoperei anch'io, ma con noia, solo per distrarmi. La vittoria dei maniaci è stata convincere la maggior parte delle donne che la bella e piacente femminilità consisterebbe nell'essere vacche da monta.
mercoledì 6 aprile 2011
Mi sorprendo sempre quando vedo le insegne di questi negozietti in cui abbondano le parole “crazy”, “matto”, “pazze”... e di tutti quei negozietti di “nonsoloquesto”, “nonsoloquello”. I nomi delle attività commerciali sono specchio della confusione di imprenditori che vogliono far soldi, tanti e subito, durante questa crisi feroce che ci dissangua tutti.
Sogni di avere quella donna, sogni che quell'altra ti ami, sogni di essere tu a decidere a quale donna assicurare il tuo cuore... sogni, sogni, sogni... sogni di avere tutte quelle donne, ma se anche fosse? Se anche tu riuscissi ad averle davvero in tuo pugno? Ti accorgeresti di essere come quei bambini ricchi seduti al centro della loro enorme reggia, circondati da un milione di giocattoli ma presi da un incredibile senso di noia.
martedì 5 aprile 2011
Ancora mi sorprendo della velocità con cui i giovani si invaghiscono delle nuove canzonette sfornate dal mercato, e della velocità con cui si dimenticano di quelle delle ondate precedenti. La parola più inutilmente cantata è ovviamente “love”, cioè “amore”, cioè la parola che oggi rappresenta il vertice dell'ambiguità e dell'equivoco. Sono tutti convinti di sapere cosa significhi “amore”, sono tutti pronti a darti spiegazioni, convinti di essere più esperti di te, ma non sono altro che dei ripetitori di frasi fatte e di canzonette dell'ultimo grido.
lunedì 4 aprile 2011
A noi che ci esaltavamo per quei telefilm, quelle imbecillissime fiabe trasmesse dalla TV, è toccato di affrontare la vita vera, reale, quella dove esistono le emicranie, quella dove esistono gli imprevisti e i ritardi, quella dove esistono gli intoppi e i contrattempi, quella dove i cattivi l'hanno sempre vinta e non c'è modo di rivalersi. Ci siamo rimpinzati di film e telefilm proprio perché erano così distanti dalla vita reale da farci sognare. Ma una volta risvegliati, è stato come rientrare in un incubo.
L'invasione delle extracomunitarie. Queste di cui parlo sono in maggioranza già negli anni della menopausa. Vestono in maniera elegante ma non ricercata. Mettono in mostra le curve (belle o brutte che siano: per l'uomo-maiale fa poca differenza). Le rughe tradiscono l'età, ma quei volti “troppo vissuti” è difficile trasformarli. In particolare, l'espressione del volto tradisce un'estraneità: non vogliono italianizzarsi, se non per l'anagrafe. Non vogliono la cultura italiana, non vogliono diventare italiane, vogliono solo il certificato di cittadinanza italiana e i diritti (ma non i doveri) che ne conseguono. Ecco perché ogni giorno ne sentiamo di nuove: seducono vecchietti, viaggiano a sbafo, lavorano solo per raggranellare soldi (specialmente in nero). Non sono storie razziste (lungi da me, che sono antirazzista convinto) ma sono purtroppo storie di tutti i giorni che possiamo vedere di persona oppure leggere sui giornali. Ogni giorno ne sento di nuove. Per esempio l'attempato vecchietto che tenta di frodare i figli (frodare i figli!) per poter comprare il monile preteso dalla badante venuta dall'est, convinto di piacerle davvero. Oppure il caso di quelle straniere che viaggiavano a sbafo perché “siamo venute in Italia per guadagnare, non per pagare” (se fossero state italiane, il controllore cosa avrebbe fatto?) Che tristezza. E che danno per le persone oneste (italiane e non italiane).
venerdì 1 aprile 2011
Se la società degrada è anche perché le donne si contentano di poco. Se le donne accettassero solo gli uomini che si comportano da uomini, se le donne ricambiassero l'amore solo agli uomini seri, questa società migliorerebbe moltissimo. In questo momento sto pensando a quella povera stupida che ha ereditato il negozietto dai genitori. Povera stupida! Condizione invidiabile: un lavoro tranquillo che fa guadagnare abbastanza per una vita agiata. Purtroppo lei si odia. Si odia perché è bassa e grassa: palestre e cure dimagranti non hanno fatto effetto, non appena perdeva tre chili bastava un attimo di distrazione per metterne quattro. Ma stupida! Non sai che ci sono uomini per i quali il tuo aspetto fisico è un pregio anziché un difetto? Non sai che ci sono anche uomini che ti amerebbero nonostante il tuo aspetto fisico? A me non piacciono le donne sovrappeso ma se hai un carattere dolce cadrei facilmente ai tuoi piedi anche se tu pesassi il triplo. Sì, anch'io potevo essere tuo marito. Ma tu ti odiavi, odiavi il tuo aspetto, odiavi il tuo corpo, odiavi la tua statura. Così hai sposato quell'extracomunitario. Avevi qualche pretendente sincero e lo hai mandato via, perché credi che non possa essere sincero uno che non detesti la tua statura e il tuo peso. Hai sposato un extracomunitario musulmano. Volevi essere maltrattata e hai trovato chi ti maltratta. Volevi essere considerata come macchina per sfornare figli, e lui ti considera macchina per sfornare figli (e per questo ignora il tuo peso). Pensavi che nessuno potesse innamorarsi di te con cuore sincero e perciò hai sposato uno che sotto sotto pensa solo agli agi che gli garantisce il negozio. Sposandolo hai firmato una cambiale in bianco perché non puoi immaginare che considerazione ha lui delle donne. Povera stupida.
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