martedì 22 novembre 2011

Forse sono appena diventato vecchio. Mi ritornano in mente i ricordi delle belle cose che ho vissuto da bambino, dei bei sogni che avevo da adolescente, delle cose e delle persone che non sono più attorno alla mia vita e di cui non si trova traccia neppure su Google. I miei ricordi sono ancora vivi, vorrei urlare al mondo che esistono ancora, almeno nella mia testa e nel mio cuore, vorrei gridare a Google che può ancora reperire una loro immagine se potesse scavare nella mia testa, una loro frase, una loro parola, un loro gesto... il novanta per cento di quei ricordi è sbiadito e inutilizzabile: in che altro modo posso descrivere la ragazza col costume verde, se non ricordo altro che il suo sorriso? Cos'altro posso dire della dolcissima sordomuta che mi salutò mentre io rimanevo ingabbiato nel mio treno e nella mia cravatta? Che cosa posso ancora dire a Google del videogioco con le scimmiette, delle pareti della palestra, del dolce della domenica mattina, della collezione di foglie di castagno, della foto sul terrazzo con l'edera? Non rivivrò mai più quei momenti di gioia? Sono destinati ad essere dolcissimi e lontanissimi e sbiaditissimi ricordi?

lunedì 21 novembre 2011

Ammalato. Non nel corpo ma nello spirito. Sono stato male da quella sera in cui non so perché, rimasi fino a notte fonda a leggere quei vecchi fumetti che mi davano il batticuore da adolescente. Piangevo come un bambino, perché quelle figure non sarebbero più tornate. Quella donna di carta mi stregava, mi aveva conquistato il cuore. Bellissima. Una donna che ti spegne completamente tutti gli strani sensi. Una donna che il tuo primo istinto è ammirarla, starle davanti a bocca aperta, senza stancarti di ammirarla. Una donna così non l'ho mai vista. Una donna completa, che è sempre tutto ciò che puoi volere. Una donna così bella che ti fa dimenticare perfino i tuoi più brutti istinti, che allontani come se fossero fastidiose distrazioni mentre ti stai godendo il più delizioso degli spettacoli.

venerdì 18 novembre 2011

Uno dei miei più grandi desideri è riposare. Ritrovare una tranquillità che il lavoro, le istituzioni, l'economia, mi derubano continuamente. Riposare, riprendermi dalle fatiche: un po' come colui che ha appena ricevuto un calcio al di sotto della cintura e resta immobile per alcuni secondi prima di riprendere, lentamente, a muoversi: un riposo indispensabile, per lasciare attutire il dolore e lo stress.

martedì 15 novembre 2011

Sono ancora vivo. Il male del corpo può guarire, ma il male dell'anima fatica molto di più ad essere neutralizzato.

venerdì 4 novembre 2011

La bella biondina arrivò a quarant'anni di età ancora senza aver mai avuto un fidanzato. Nessuna storia seria, perché tutti quelli che la volevano intendevano soltanto portarsela a letto. Quarant'anni di acidità concentrata, più di quanto non fosse acida ai tempi del liceo, ma finalmente ha capito che l'Uomo Giusto è introvabile. Siamo nell'epoca dell'estinzione dell'Uomo Giusto, sostituito da uno sciame di mezzi uomini, incapaci di cercare altro che “quella solita cosa lì”.

giovedì 3 novembre 2011

Quel deficiente vive da solo e tiene sempre a tutto volume la radio. La pubblicità dei prodotti più stupidi e truffaldini invade la sua casa e le mie orecchie. Quel deficiente si sente solo e la radio e la TV gli fanno compagnia. E lui è un emerito deficiente perché considera compagnia anche la pubblicità. Certa gente per vivere ha bisogno di una fonte di rumore, qualsiasi rumore, purché non ci sia silenzio. Sono terrorizzati dal silenzio.

mercoledì 2 novembre 2011

La solitudine del cucinarsi un po' di pasta, di domenica, da soli. Il dover fare in fretta, per evitare che qualcuno degli altri rientri e pretenda di pranzare, certamente aiutando, ma sicuramente sporcando altri piatti e stoviglie e procrastinando inutilmente il pasto. Metto in pentola l'acqua calda, perché così arriva a bollire prima. Prendo una delle confezioni di pasta già aperte, ci saranno duecento grammi ma è meglio così perché il sabato sera ho cenato in modo fin troppo frugale. La solitudine del cucinare da soli: seppellisco minuziosamente la confezione vuota nel fondo della pattumiera, perché nessuno se ne accorga, perché nessuno abbia da calunniare su quanta pasta effettivamente consumo in loro assenza. Non preparo nessun condimento, tiro fuori un piatto di plastica usa e getta, con la forchetta giro la pasta mentre si cuoce e assaggio continuamente. Questi assaggi sono il mio antipasto: anche se mezzi crudi, sono il mio aperitivo. Finalmente è cotta: scolo con perizia, senza usare lo scolapasta, e verso tutto nel piatto usa e getta. Con la stessa forchetta lo buco da un lato, lì dove sporge sul lavello, in modo da far defluire l'acqua residua. Aggiungo un po' d'olio. Mangio in piedi lì, davanti al lavello, con avidità. Un rumore mi fa voltare di scatto, ma per fortuna non è ancora la porta, non è ancora rientrato nessuno, dopotutto sono le 13:30 e ho ancora l'alibi per aver pranzato da solo. Seppellisco accuratamente nella pattumiera anche il piatto bucato, ho dunque sporcato solo una pentola e una forchetta, che lavo in fretta e ispeziono un'ultima volta prima di riporle con attenzione lì dove erano venti minuti prima. Sì, in poco più di venti minuti ho preparato la pasta, l'ho mangiata in bianco con un po' d'olio, ho lavato e fatto sparire le prove. Esco dalla cucina come un ladro, dando un'ultima occhiata per accertarmi di non aver lasciato prove: mangiano come lupi ma quando vedono uno che mangia in loro assenza subito sono pronti a gridare che la dispensa è vuota. Contribuisco alla spesa comune e mangio meno di quel che effettivamente pago e mi tocca perfino studiarmi il momento in cui mangiare da solo. È uno strano piacere, un curioso assaggio di solitudine, un doloroso ma gradevole momento di pace mangiare da solo, più guardingo di un ladro, più frugale di un povero pensionato.

lunedì 31 ottobre 2011

Non c'è niente di più disgustoso del parlare con una donna dell'uomo che lei pensa di amare. Anzi, qualcosa di più disgustoso c'è: parlarne il venerdì sera quando lei è a casa e si sente sola. Qualcosa di ancor più disgustoso: quando la incontri durante i giorni successivi e lei è raggiante come se non avesse più nessuno dei crucci che ti esponeva minuziosamente durante quella interminabile chat. Sei stato per lei un animale da compagnia, un oggetto usato e gettato via. Lei non capisce cosa provi per lei. Lei non capisce che pur di scambiare due parole con lei sei disposto a parlare perfino di quell'idiota pieno di soldi che lei pensa di amare.
...e poi invece ti accorgi che sta festeggiando il suo decimo anniversario di menopausa. Certe donne vanno in “menopausa mentale” anche molto prima dei trent'anni.

venerdì 28 ottobre 2011

Non c'è niente di peggio di una donna che dice “forse era meglio che non ci fossimo conosciuti”. Ti sta dicendo che avete sprecato preziosissimi istanti della vostra vita. Tu perché insistevi e lei perché ti sopportava. Per cui “forse” (cioè “sicuramente”) era “meglio” (cioè “molto, molto, molto meglio”).
Il vero povero si vergogna di chiedere soldi perché sa quanto valgono. Per questo non do mai un centesimo a chi osa chiedere. Hanno fatto dell'accattonaggio un mestiere.

giovedì 27 ottobre 2011

L'arte di reinfilarsi la scarpa che qualcuno nel fiume di folla ti ha sfilato dal tallone... sono un esperto di tale arte, e la cosa mi riempie di orgoglio.


mercoledì 26 ottobre 2011

La cosa più difficile per un uomo è contattare, dopo molto tempo, una donna. L'uomo vorrebbe scrivere: “vorrei fidanzarmi con te: posso?”. Invece è costretto a scrivere tante idiozie. È costretto a quei lunghi, patetici, sdolcinati discorsi per parlare del più e del meno; è costretto ad aspettare una sua risposta; è costretto a decifrare la risposta per capire se può ancora ricontattarla, e se può ricontattarla allora capire se si può uscire per un caffè, e se magari più di un caffè, e poi tutta la fatica per vedere se ci si può frequentare, e poi finalmente capire se lei è disposta ad accettare di stare insieme, da fidanzati e magari anche da marito e moglie... L'uomo vorrebbe scrivere: “vorrei fidanzarmi con te: posso?” e invece è costretto a seguire tutta quella procedura, fastidiosa e burocratica, lunga come la burocrazia e fastidiosa come la burocrazia, un rituale di corteggiamento fastidioso e burocratico, rituale che magari lei stessa odia ma al quale non può sottrarsi perché altrimenti “cosa diranno le amiche”. Ho scritto il messaggio email ma non ho il coraggio di mandarglielo: è troppo magro, è un messaggio email troppo anoressico, si capisce benissimo che ho scritto quindici righe solo allo scopo di sapere se lei accetterebbe di uscire con me a scopo di fidanzamento. Odio gli uomini che quando si sentono soli ripescano l'agendina di “quelle che potrebbero starci”... e mi trovo involontariamente ad essere uno di loro, solo perché mi sono accorto che lei è geograficamente vicina a me e perciò ho pensato che si potrebbe uscire insieme facilmente.

martedì 25 ottobre 2011

Molte, troppe persone oggi investono fatica, tempo e soldi per mostrare al resto del mondo una felicità che non hanno.
Fino a quel momento lei mi aveva completamente ignorato. Poi, nell'alzarsi in fretta, le si è scoperta un po' di pancia. Ero rimasto incantato a guardarla, non per la bellezza che non c'era, ma perché pensavo a quanto sia facile “scoprirsi”, in questa società dove il vestirsi non obbedisce più al pudore e alla protezione. Con mia sorpresa, lei non ne era risentita. Capita rarissimamente che una donna non disprezzi l'uomo che ha sempre ignorato e che viene scoperto a guardarla. Ma in pochi giorni tutto è già finito. Odio le storie che non ti accorgi quando nascono e che sono già morte nel momento in cui vorresti che si consolidassero. Tutto era nato con la velocità di uno sguardo, tutto è finito con la velocità con cui si disperdeva il fumo della sua sigaretta.

lunedì 24 ottobre 2011

Ma sì, ma che brava: hai messo su Facebook un mucchio di foto in cui sei in costume da bagno, un costumino proprio per farti notare anche dal più timido dei maiali. E adesso? E ora? Gli uomini che diranno “bella” penseranno in realtà a come portarti a letto, penseranno soltanto a come portarti a letto. Ma tu di letti ne hai già attraversati parecchi... anche se ancora stai ancora cercando l'uomo “giusto”, cioè stai ancora mettendo sul “mercato dei mariti” la tua attrezzatura sessuale ripetutamente collaudata. Ma l'uomo che ti comprerà, ti amerà davvero? Vendendo la tua “merce” ti stai irrimediabilmente condannando ad essere un oggetto nelle mani del primo buzzurro che crederai “sincero” solo perché pieno di soldi.
Il capo non sa quel che vuole, ma lo vuole subito. Non ha idea di come si faccia, ma pretende che sia “ben fatto”, e per tentare miseramente di nascondere la sua ignoranza dice che non lo voleva così, così è troppo, o troppo poco, o impreciso, o incompleto, o imperfetto. Il capo non sa quel che vuole, ma lo vuole subito, subitissimo, immediatamente.

venerdì 21 ottobre 2011

Scene di vita moderna. La donnona che durante il tragitto in treno si smalta le unghie. Il suo fidanzatino, idiota e annoiato, finalmente si sveglia. Le fa uno squillo sul cellulare (lei sarà in viaggio da almeno un'ora: le donne lavorano e gli uomini dormono! ah, che società! gli uomini fanno lo squillo e le donne ritelefonano: ah, che società!) Lei gli telefona preoccupata e gli dice: “Dimmi, veloce!” Lui farfuglia qualcosa (doveva essere ben poca cosa, e l'ha fatta allarmare inutilmente). Lei insiste: “Dimmi, veloce!” E lui farfuglia ancora. Forse, appena sveglio, voleva solo un po' di compagnia (e pertanto finge di essere romantico: si fa richiamare per dirle un falsissimo “ti amo”, che lei, in treno, preoccupata dai ritardi, dal lavoro, dallo smalto che non si asciuga, dalle gallerie che rischiano di far cadere la linea, dalla telefonata improvvisa, non riesce a capire). Una donnona, che ha scelto un cretino come fidanzato perché pensava di non meritare di meglio dalla vita a causa delle sue forme troppo rotonde. Donnona, in realtà tu meriti di più. Ma il tuo odio verso te stessa (dimostrato dal fatto che non mandi a quel paese il cretino in questione) non permette che la tua vita cambi davvero.


giovedì 20 ottobre 2011

Cara signorina, i tuoi tratti somatici sessuali sono interessanti... mi chiedo se siano nuovi o siano già stati utilizzati. C'era una volta il matrimonio felice: la tua donna era tua per sempre, e prima non era mai stata utilizzata da nessuno... dunque è come se fosse stata tua fin dalla nascita. Una donna tua, tutta tua, solo per te, solo per il tuo matrimonio, tua per tutta la vita, anche durante il periodo in cui non sapevi neppure che lei esisteva. Tutta tua. Oggi invece, salvo rarissimi casi (e tutti per questioni religiose), le donne concedono la propria strumentazione sessuale in usufrutto gratuito a tanti uomini, prima di trovar marito. Odiano sentirsi chiamare puttane, ma si comportano come puttane (con l'unica differenza che il loro “prezzo” è assai inferiore a quello delle puttane vere).


La prima volta che andai nella Grande Città... da provinciale pieno di aspettative, credevo di trovare cittadini evoluti. Invece erano solo i soliti buzzurri con dialetto diverso dal mio ma con le stesse volgarità del resto del mondo.