venerdì 10 febbraio 2012

Comprare un regalino per una donna che se lo aspetta è un'esperienza strana. Ti trasforma per qualche minuto. Entri di tua volontà in un negozio in cui non avresti messo piede neanche se spinto da dieci energumeni. Osservi in giro i ninnoli più assurdi senza pensare che qualcuno ti sta considerando un cretino o una checca. Ti fermi a contemplare un aggeggino che normalmente non varrebbe ai tuoi occhi nemmeno il tempo di guardarlo e dopo un po' lo porti alla cassa per pagarlo. Il commesso, con aria indifferente, chiede se preferisco una confezione regalo. Sì, esatto, incartalo in modo da creare l'aspettativa alla fanciulla che lo riceverà. Scarterà quell'inutile arnese, che hai pagato fior di euro, sorridendo per l'ansia di sapere cos'è. Eppure lei stessa sa già che in un negozio del genere si può comprare solo roba del genere. Nessuna sorpresa. Sapevi già che lei poteva intuirlo. Eppure lo hai comprato ugualmente. Sei diventato “strano” per qualche minuto. Ed ora tocca a lei essere “strana”. Questi pochi minuti di emozione, tuoi e suoi, passati attraverso un'impresa commerciale che vende ninnoli idioti funzionali solo a queste reciproche recite intitolabili “che-carino-che-carino”, parole che lei dice al costoso aggeggino e che tu, finalmente, per un attimo, puoi sognare come dirette a te.

giovedì 9 febbraio 2012

Una persona di cui ti fidi all'improvviso fa un giochetto strano. Il risultato sarà che tu ne ricaverai un danno, qualcuno dei suoi amici ne ricaverà un vantaggio, e la persona di cui ti fidavi ti dirà con una falsa aria innocente: “ma forse non mi avevi capito”. “Forse”? “Capito”? Senza altro motivo che un guadagno momentaneo, ti accoltellano alle spalle. Senza neppure pianificare, senza nemmeno progettare: arriva l'occasione, e dottor Jekyll si trasforma in mister Hyde.
Dichiarare su un blog anonimo e sconosciuto che il capo in azienda è un cretino (senza far nomi), non dovrebbe essere sufficiente per venir licenziato. Quindi lo dico, e lo dico a gran voce: è un cretino. Dirlo qui sul blog dovrebbe allentare la tensione che lui spalma sui nervi miei e di tutti gli altri suoi sottoposti. O almeno, così spero. Definizione di capo cretino: uno che crede che per migliorare la produttività ci sia continuamente bisogno di urlare che dobbiamo fare di più e meglio, trattandoci come se fossimo dei deficienti pronti a disfare la tela di Penelope non appena lui non ci vede.

martedì 7 febbraio 2012

Una ragazza seduta nella fila davanti a me. Avrà avuto vent'anni. Tanti ricci nei capelli, un fisico non proprio perfetto. Una borsa lasciata semiaperta, da cui si scorge... un santino con una “Orazione a san Giuseppe”. Più sotto qualcosa che sembra una corona del rosario tutta consumata. Vent'anni, amante della musica classica, cattolica. Mi ricorda la mia collega cattolica. Anche lei aveva quel non so cosa che la rende più attraente, più interessante, benché non proprio una fotomodella da urlo. Quel “non so che” potrebbe essere il fatto che per motivi di coscienza non è una che va di letto in letto. Non è una puttanella qualsiasi. Vent'anni, donna, non puttanella: è qualcosa che si può capire solo quando si è alla ricerca di qualcosa di molto più grande di una buona scopata. Ossessionati dall'idea di dover scopare, trombare e ancora scopare, gli uomini perdono di vista le cose della vita. E si avventurano in storie “amorose” con donne abituate a trombare qua e là, cioè abituate a tradire, e che anche quando decidono di mettere la testa a posto e organizzarsi una vita seria prima o poi ricadono nell'abitudine giovanile (cioè quella di prima della menopausa): “concedersi”, pensando di essere “adulte” e “libere” nel farlo. Una volta il matrimonio normale era sposarsi illibati. Casti. Fors'anche vogliosi di scopare, ma mantenuti casti fino al matrimonio. Sì, costava qualche fatica, però garantiva risultato. All'epoca non si diceva “scopare”, non si parlava di “trombate”, era la vita matrimoniale e basta, era il “finché morte non vi separi”. Così, dalla cosiddetta “prima volta” in poi, era un conoscersi, uno scoprire qualcosa di nuovo, di assolutamente esclusivo, qualcosa che nessun altro al mondo aveva già assaggiato. Il sesso era qualcosa di così riservato e intimo, che nessun altro al mondo avrebbe potuto sapere, capire o intuire la “magia” della prima volta, e della seconda, e della centesima, e della millesima... Ci si adeguava a vicenda, nelle caratteristiche di entrambi, le capacità, i ritmi, le delicatezze, un mondo nuovo, esclusivamente per lui e lei... Un altro pianeta, proprio un altro pianeta rispetto all'epoca odierna, fatta di trombate “da performance”, da “servizi particolari”, da necessità di “ravvivare il rapporto”, da urgenza di boicottare i ritmi naturali (con viagra, preservativi, pillole, creme, arnesi vari). All'epoca era sesso, ma da sogno. Era come arrivare a digiuno ad un pranzo luculliano (invece oggi si arriva già sazi e alla ricerca di stranezze e stuzzichini). Era qualcosa che oggi solo i più romantici possono sognare (e comunque anche i più romantici, appena sono nudi come vermi davanti alla propria donna, hanno l'urgente preoccupazione di esibire “performance”, di farla “impazzire”, eccetera: posson anche sognare, ma in fin dei conti al momento di “fare” sono uguali a tutti gli altri). Certo, oggi tante ragazze “religiose” sono in realtà volgari troiette ipocrite che cercano solo di alzare il prezzo. Ma quella lì al concerto no, non doveva esserlo, non poteva proprio esserlo. Una troietta non può riuscire a tenere con delicatezza un'immaginetta di san Giuseppe nella sua borsa (il santo della castità) senza farlo apparire un orpello da esibire.
Faceva bene Dante a mettere i traditori nel cerchio più basso dell'inferno. I traditori degli amici, i traditori della fiducia, quelli che deliberatamente approfittano della tua fiducia.

lunedì 6 febbraio 2012

Vizietto diffuso: vogliono scatenare il finimondo ma senza rischiare di essere riconoosciuti come coloro che volontariamente hanno acceso la miccia.

venerdì 3 febbraio 2012

La corsa delle illusioni, cioè la vita. Nella corsa delle illusioni vince chi è duro al punto giusto, cinico al punto giusto, intelligente e comunicatore al punto giusto... e fortunato al punto giusto. Puoi avere tutte le qualità del mondo ma se nasci nella famiglia sbagliata e nell'epoca sbagliata, dovrai avere qualche grossissimo motivo per vivere.

giovedì 2 febbraio 2012

Rileggendo antiche pagine di questo blog riscopro momenti di pure emozioni, puri sentimenti, che da tempo mi sembra di non vivere più. Mi vedo ancor più stanco e affaticato. Era un'epoca in cui lavoravo duro e mi innamoravo molto. Ora mi limito a lavorare duro, ubbidendo all'ordine perentorio di inseguire soluzioni impossibili, di risolvere problemi inesistenti, di assecondare voglie di comando. Ma non vivo più quelle emozioni di prima. Il tempo passa e sembra rallentare tutto. Il mondo va avanti ma la mia vita si ferma. Le donne che cerco di tener vicine fanno di tutto per allontanarsi da me, forse presaghe di una dichiarazione che vorrebbero sentirsi fare invece da qualche proprietario di una BMW o Mercedes, dotato di enorme stipendio, fisico da fotomodello, romanticherie da filmetto americano di serie B. Finiscono poi per innamorarsi di un disoccupato spendaccione, giocatore e cinico, beffardo e volubile. Quanto è triste l'idea che la scelta è stata libera solo se è stata irrazionale. Non vogliono un uomo che le ami, vogliono una figura televisiva da sfoggiare nei discorsini con le amiche, e poi si trovano tradite e umiliate e dimenticate e ugualmente decidono di restar lontane da me.
Per qualche misterioso diabolico motivo queste coppiette pomicianti sembrano far di tutto per farsi vedere. Vedete? Noi siamo entrati nel mondo degli Adulti, infatti facciamo cose che fino a cinquant'anni fa erano qualificate come Solo Per Adulti, vedete? E poi le facciamo non per necessità impellenti (nessuno è mai morto per astinenza da pomiciate) ma soltanto perché Facciamo Quel Che Vogliamo: sono infatti le Nostre Voglie Momentanee la legge suprema dell'universo.
La dolce voce di una donna può trasformare una bestia in un uomo. Ma oggi le donne non sanno più essere dolci. Sanno solo esser sdolcinate.

mercoledì 1 febbraio 2012

A quell'orrido buco ti ci sei affezionato. A quelle patetiche mura, ti ci sei affezionato. A quello schifoso servizio igienico, a quel miserabile cucinino affumicato, a quelle luci tremule, quei rumori fracassoni, ti ci sei affezionato. Ti sei abituato alle facce losche che ci sono in giro. Non ti dà più peso sentire le violenze (spesso non solo verbali) degli appartamenti intorno. Sei diventato silenzioso e quasi invisibile proprio per non avere rogne col vicinato. Proprio perché sai che lo sfratto è imminente. Proprio perché sai che puoi essere gettato via per far posto ad un altro disposto a pagare qualche liretta più di te. Sei stato preciso nei pagamenti dell'affitto proprio perché sapevi che prima o poi ti sarebbe stato necessario urlare: “proprio io che sono stato sempre preciso e onesto”. Ebbene, i “padroni”, cioè coloro che hanno per virtù solo il fatto di essere figli di chi ha potuto spostare ingenti somme di denaro tra mobili e immobili, i “padroni” sono sul punto di applicare il loro ultimatum, di cacciarti di casa nel modo più meschino, chiedendoti un aumento che non sei in grado di pagare. Sanno bene che non puoi ricattarli in nessun modo, perché non hai vie d'uscita, non hai scappatoie, non hai strategie e mezzi di riserva. Il Potere è questo: forte con i deboli e debole con i forti. La tua debolezza è la loro forza, ma non puoi vincere una debolezza materiale perché il povero non diventa ricco soltanto sforzandosi di diventarlo.

martedì 31 gennaio 2012

Ciò che più mi manda in bestia sono le persone che odiando se stesse finiscono per creare danno anche ad altri.

lunedì 30 gennaio 2012

Scrivo quattro pagine di relazione. Complessa, dettagliata, precisa. Metto a disposizione il testo che mi era stato comandato, con piacere, perché è una delle rare volte che mi hanno chiesto di fare una cosa impegnativa che sarebbe stata vista e usata anche da altri. Il giorno dopo una dei miei capi la utilizza e ringrazia... non ringrazia me, ma ringrazia un suo galoppino del suo gruppo per aver “sintetizzato” in mezza pagina non la mia relazione ma alcuni luoghi comuni. Daccordo: ti pare forse che i capi siano mai capaci di gratitudine? Ti pare forse che qualcuno possa ringraziare per quattro pagine di onesto e faticoso lavoro? Ti sembra forse che siano mai capaci di premiare chi merita piuttosto che premiare chi lecca?

venerdì 27 gennaio 2012

Geniale: prima si è posto come intermediario, poi mi ha detto che dovevo liberare il monolocale perché ci sarebbe venuta ad abitare una famiglia, quindi settimane dopo la “famiglia” diventa un semplice inquilino “suo amico”, infine scopro che in realtà era lui che intendeva soppiantarmi. Ho scatenato un putiferio per sentirmi dire alla fine che sarei stato io ad equivocare, sarei stato io a non aver avvisato che non volevo lasciar casa, eccetera... Tutto questo avviene per mano di quello che consideravo tra i miei migliori amici, che pensavo si fosse posto come intermediario soltanto per intraprendente spirito di amicizia. Chissà cosa aveva pianificato di fare, se fosse riuscito nella sua operazione (ancora non conclusa purtroppo!) di mettermi in mezzo a una strada per accaparrarsi questo lurido e costosissimo buco.

giovedì 26 gennaio 2012

Una volta litigai con una poveraccia perché pensando tra me e me ad alta voce, considerai che una che si è fatta scopare per anni da un uomo per poi essere mandata via da un giorno all'altro (miracoli del “convivere”) non meritava uno come me. Lei si sentì chiamata in causa (non perché tenesse a me, ma perché in nome di un imprecisato sentimento di “amore” si era fatta scopare per anni: “sai, conviviamo” andava dicendo a tutte le amiche, che la invidiavano per quell'alto coraggioso sentimento di chi vuol giocare a marito e moglie senza sposarsi... così quando lui trova un'altra che gliela dà, pianta immediatamente la precedente).

mercoledì 25 gennaio 2012

Non puoi fare un favore a uno, che il giorno dopo già pretende: “allora, è a posto?” Grandissimo idiota, invece di ringraziare che è gratis, invece di apprezzare che già ieri ha funzionato, invece di essere riconoscente... sei pretenzioso? Ma allora da oggi in poi non meriti più niente, perché mi stai già considerando un tuo schiavo... Sì, bei discorsi, sì, ma il fatto è che non posso togliergli la pacchia. Non posso rispondergli male. Non posso dirgli la verità. Troverebbe immediatamente un modo per vendicarsi. Sono quelli come lui che hanno fatto sparire dal mondo la riconoscenza e l'altruismo.

martedì 24 gennaio 2012

Ti svegli al mattino quasi gridando: “perché? perché?” Ti sdocci pensando a come sia bello tornare a letto, ma non puoi permettertelo. Ti vesti pensando a quale scusa trovare per non andare, ma non te ne viene nessuna. Esci di casa con un groppone in gola, tentando di consolarti pensando che dopotutto dopo poche ore sarà tutto finito. Arrivi lì e ti siedi aspettando il tuo turno, perché il mondo gira attorno a loro e non attorno a te. Finalmente entri, ed il losco figuro ti guarda in volto, come se stesse per dire: “ho scoperto il tuo peggior punto debole: sei finito”. Il tempo non passa mai e loro sembrano trovare ogni scusa per trattenerti più del necessario. Finalmente è finita, puoi uscire. “No, aspetti lì, un momento soltanto”. Dopo un “momento” di oltre quaranta minuti finalmente ti viene concessa udienza, quella per la quale hai bruciato mezza giornata di lavoro. E cosa ti vien detto? Proprio ciò che temevi: niente. Nemmeno un “no”. Forse pensavano che “no” sia poco gentile. Per cui i “sì” li dicono ad alta voce, ed i “no” li lasciano sottintesi. Mezza giornata di fatica per due minuti e mezzo di udienza nella quale non viene data risposta a nulla: devi capirlo tu che è un “no”. Maledetto galateo moderno.

lunedì 23 gennaio 2012

Niente è più dilaniante del trovare la foto della donna che segretamente amavi... mentre bacia un idiota più vecchio di lei... e in atteggiamento di “abbiamo appena consumato”... pubblicata da lei stessa sulla sua lurida bacheca...
Un mio sogno ricorrente è ritrovarmi in sede di esame e di scoprire di aver studiato solo uno dei cinque testi richiesti. Ho scoperto che è un genere di sogni abbastanza comune tra tutti quelli che hanno anche solo un vago accenno dell'onestà nei confronti del proprio lavoro. Chi è determinato (anche solo un po') a lavorare bene, ha tra le sue paure tipiche il non riuscire a completare o consegnare ciò che aveva promesso. Ma quel genere di sogni capita specialmente nei momenti in cui il capo pretende, dopo la scadenza, qualcosa in più di imprevedibile e di mai pattuito, mai accennato, mai comandato.

venerdì 20 gennaio 2012

Cioè, ritrovi su internet il curriculum di quel tuo compagno di classe, quel perdigiorno, quel che lasciò tutto per correr dietro a una gonnella e poi lasciò di nuovo tutto quando la gonnella lo piantò... Ed ora ha un curriculum che sembra una sinfonia di Beethoven, collaborato di qua, lavorato di là, socio lì, fellow member là, associato qui, consulente là... la prima cosa che ti chiedi, mordendoti il labbro per l'invidia, è “come ha fatto?” Poi cerchi di negare, di fartene una ragione: avrà esagerato lì, barato là, spacciato fischi per fiaschi, vendute lucciole per lanterne... E poi ancora ti rendi conto che alcune delle cose sono semplicemente irrealistiche e desideri dimostrarlo per tutte, vorresti che la sua ignoranza proverbiale dimostrasse l'insulsaggine di tutte quelle associazioni e aziende dai nomi stratosferici. Finalmente finisce l'invidia e riaccendi il cervello. Nel mio curriculum posso vantare poche cose. Durante la vita ero impegnato a vivere, non a cercare titoli e trofei. E nella scuola come nel lavoro ho appreso la più estenuante e odiosa delle lezioni: che va avanti non chi merita ma chi ha la parentela giusta. Non chi ha studiato, ma chi è stato amicone e compagnone di tizio e caio. Non chi ha lavorato per rendere realtà un progetto, ma chi ha barato con la realtà e con i progetti. Forse è ancora la voce dell'invidia. Però a guardare il mio curriculum, così scarno, così misero di fronte al suo, il primo grido che ho dentro è quello: durante gli anni della mia vita, ero impegnato a vivere, non a leccare piedi.