Siamo nel 2014 e la pacchia è finita da anni. Pochi anni fa Facebook era il paradiso degli stalker. Ogni tanto cambiava le politiche di privacy e all'improvviso venivano fuori tanti segreti di tanta gente che non aveva immediatamente preso contromisure. Ancor oggi c'è gente che non sa di avere un profilo pubblico. Tra queste persone c'è la neo-svizzera che citavo ieri sera. Vive in un paesetto di quattromila abitanti. Lavora in una città vicina, che non sembra facilmente raggiungibile coi mezzi pubblici. Un deficiente di nove anni più giovane di lei clicca su “mi piace” su qualsiasi cosa lei pubblichi su Facebook. Non che pubblichi molto: nove volte su dieci sono le solite stupidissime vignette, e il resto delle volte si lamenta di cose insignificanti, come il maltempo. A volte vorrei avere un teletrasportatore per andare lì nel suo paesetto e incontrarla. Impresa molto ardua: cosa ci fa uno sconosciuto lì a chiedere di una donna che abita lì da anni proprio per sfuggire alla famiglia e agli amici? Allora ci vorrebbe una conoscenza importante presso l'azienda dove lavora. Così, quando lei va alla macchinetta degli snack, aspettarla lì facendo finta di niente. Mentre beve distrattamente il caffè, rivolgerle lo sguardo, uno sguardo da mendicante che sa già in anticipo di non essere meritevole di nulla, e aspettare la sua reazione. Uno sguardo di fastidio, mentre si allontana rapidamente. Oppure uno sguardo nervoso e impaurito, e si allontana rapidamente. Oppure uno sguardo distratto, come se non avesse visto nulla, e si allontana placidamente. Oppure uno sguardo sorpreso - il più improbabile - e magari un accenno di sorriso. Quando Facebook era il paradiso degli stalker, si potevano fare tante cose, si potevano inventare incontri imprevisti. Oggi non è più così. Oggi ho il nome di una città oltreconfine, e nient'altro. Google non mi è di aiuto.
mercoledì 12 febbraio 2014
martedì 11 febbraio 2014
Anche lei era sveglia, simpatica, bella, intelligente, dolce, era tutto... ed anche lei era anche figlia unica di una coppia di squilibrati che pretendevano da lei i soldi dello stipendio perché dovevano ripagare lo strozzino. Ebbero un insperato doppio colpo di fortuna: lo strozzino, a causa di un incendio, non fu più in grado di esigere soldi. Inoltre il padre di lei gli aveva firmato un assegno a matita e lo strozzino aveva tentato di modificarlo con la gomma prima di incassarlo ma gli andò malissimo e perse anche quell'ultima briciola. Quel doppio colpo di fortuna durò poco: alcuni mesi dopo i due anziani erano di nuovo nelle grinfie di un altro strozzino, stavolta di quelli “legalizzati”. Ma la fortuna aveva volto loro le spalle: la figlia aveva avuto un'occasione irripetibile per andare a lavorare in Svizzera. Sottinteso: mi dispiace, ma il mio stipendio mi serve per vivere, non posso più darvi la paghetta per tamponare i vostri guai: datevi una regolata e smettetela di accumulare nuovi debiti per pagare vecchi debiti. Consiglio accettato solo parzialmente: ma lei è riuscita a costruirsi una vita senza più vergogne e senza più preoccupazioni di come pagare di qua e di là. Non è riuscita a formarsi una famiglia, non so perché. Ma ora grazie a facebook so che c'è un cretinetto di nove anni più giovane di lei che clicca su “mi piace” ad ogni cosa che lei pubblica. Non so perché ma mi sento geloso.
giovedì 2 gennaio 2014
Anno nuovo, vita nuova. La crisi incombe. L'affitto di questo buco (un monolocale più piccolo di una casa di Barbie) è aumentato, ed era già la più grossa spesa del mese. Il monolocale sembra ancora più piccolo perché ci tengo non soltanto tutte le mie cose che non avrò mai il coraggio di liberarmi.
venerdì 13 dicembre 2013
Alcune donne negli “anta” vedono il sottoscritto come un po' appetibile. Riepiloghiamo.
“Z”. Brutta e molto grassa. Volto dai lineamenti campagnoli. Alla sua età abita ancora con i suoi, nonostante i tentativi di fuggire di casa (corsi, esami, umilianti lavori in qualche lontana metropoli). Fidanzata una sola volta per dieci anni con uno che l'ha sfruttata in tutti i modi (per poi scaricarla quando ha trovato uno meglio di lei). Cultura medio-bassa. Il sorriso sembra una smorfia e non ispira eccessive simpatie. Aspetto trascurato, perché dà una mano all'attività commerciale dei suoi. Pubblica su facebook delle sue foto inguardabili. Ora ha deciso che vuole innamorarsi. Io sono uno dei nomi nella sua agendina dei “single senza troppe pretese”.
“T”. Brutta e grassa. Volto dai lineamenti strani, più da problemi di salute del periodo infantile che da provenienza straniera. Evasa da casa, dai 18 anni ha sempre vissuto da sola, a costo di lavori umilianti. Ha bruciato gran parte dei suoi guadagni in inutili corsi di formazione che non le hanno garantito un lavoro. Il lavoretto che ha da pochi anni non le assicura da vivere, perciò deve ancora continuare a fare anche da donna delle pulizie, lavorando di fatto sette giorni su sette, anche dopo ora di cena. Cultura media, socievole, forse un po' troppo. Si è sempre innamorata dell'uomo sbagliato, scoprendo (magari dopo il primo bacio) che il soggettone era sposato con figli o divorziato, anziché brillante celibe come si era descritto. Religiosa sdolcinata, con qualche frequente problema di salute e qualche inutile seduta dallo psicologo. Ha deciso di innamorarsi. Io sono uno dei suoi possibili candidati, in quanto single e lavoratore.
“I”. Carina e delicata, lineamenti del volto allegri, ma alquanto grassa e con una malattia invalidante. Innamorata segretamente da dieci anni di un uomo sposato (che per fortuna, per evitare intoppi col proprio lavoro, sembra essersi guardato bene dall'approfittarne). Passa le giornate per lo più a guardare la televisione. Cultura media e televisiva. Parenti e amici onnipresenti e invadenti. Sono convinti che chiunque la avvicini stia puntando alla casa e alla (non proprio grandissima, ma in tempi di crisi tutto è appetibile) eredità: un piccolo esercizio commerciale ben avviato e in zona favorevole. Vedranno chiunque le si avvicini come utile manodopera per la propria attività commerciale, mentre lei lo vedrà come uno che rinuncia al proprio mondo (amicizie, lavoro e tutto il resto) pur di avvicinarsi a lei. Io sono uno dei suoi possibili candidati probabilmente a causa della gentilezza.
“N1”. Magra, bassina, diversi handicap fisici. Lineamenti del volto nervosi e irritanti. Mentalità da ragazzina viziata e cultura medio bassa, volgare e televisiva. Fidanzata una sola volta, brevemente, con un cafone che poi ha scaricato perché tirchio e malato. Sempre innamorata dell'uomo sbagliato, ancora non capisce che dietro tante parole dolci solitamente c'è il nulla. Un po' troppo fantasiosa e bugiarda, vorrebbe essere trattata da principessa da chiunque. I fratelli aspirano a impossessarsi della casa in cui vive, per venderla e dividersi il malloppo. Lei vorrebbe innamorarsi follemente come un'adolescente ma senza perdere le comodità della casa (che condivide con la sorella) e della piccola rendita annessa. Io sono uno dei suoi bersagli da diversi anni, poiché lavoro e abito poco lontano da lei, anche se paradossalmente non sono uno dei primi in classifica poiché non la maltratto.
“N2”. Alta, molto magra, ma brutta. Lineamenti del volto da vecchia isterica. Vive con i suoi, per i quali è badante devotissima, oltre a lavorare in un ambiente stressante. Diverse ingiustizie alcune delle quali ancora in corso (truffe subite, spese mediche inutili, mobbing sul lavoro, cause ingiustamente perse...) ne hanno ingigantito il pessimismo e la suscettibilità e diverse ossessioni (tra cui la sessuofobia). Cultura di buon livello. Fidanzata varie volte, sempre con cafoni approfittatori, l'ultimo dei quali l'ha sfruttata per dieci anni prima di piantarla per un'altra. Ha deciso di non innamorarsi mai più e di dedicarsi al nipotino imbranato e complessato, supplendo alla mamma distratta e insensibile. Temo che abbia un progetto sentimentale che includa me come badante di sostegno per i suoi e figura paterna e culturale per il nipotino.
“D”. Brutta e grassottella, qualche difetto fisico (anche al volto), lineamenti da ragazzona ingenua, aspetto da vecchia trasandata. Cultura medio-bassa e sorriso marcatamente triste. Innamorata follemente di uno sposato che l'ha sfruttata e ingannata per anni, vorrebbe accasarsi con un uomo per tranquillizzare la famiglia. Fa parte di una comunità religiosa che l'ha dissanguata economicamente e le ha procurato i peggiori complessi e un'espressione triste anche quando sorride. Tale comunità esige che il possibile fidanzato pure entri in comunità. Mi considera come un possibile candidato perché non ho mai fatto allusioni al suo aspetto e perché per pura gentilezza di facciata non ho usato termini critici contro la sua comunità religiosa.
“C”. Grassottella con una faccia da vecchia babbiona e sorriso che ispira poco. Cultura media ma molto televisiva. Ancora senza un lavoro stabile, vive con in suoi in attesa di innamorarsi follemente. Vita sessuale scombussolata, fidanzata un'infinità di volte, finalmente comincia a capire che per gli uomini sesso e amore sono due cose distinte e separabilissime, e che non dovrebbe ingenuamente fidarsi delle belle parole e delle belle promesse. Sto nella sua agendina dei possibili candidati perché quando potevo sfruttarla e abbandonarla non l'ho fatto, e poi perché vivo non lontano da lei e ho un lavoro che a lei sembra stabile. Chiacchierona, lingua tagliente, ipersuscettibile, ha deciso di voltare pagina e di innamorarsi sul serio.
“Z”. Brutta e molto grassa. Volto dai lineamenti campagnoli. Alla sua età abita ancora con i suoi, nonostante i tentativi di fuggire di casa (corsi, esami, umilianti lavori in qualche lontana metropoli). Fidanzata una sola volta per dieci anni con uno che l'ha sfruttata in tutti i modi (per poi scaricarla quando ha trovato uno meglio di lei). Cultura medio-bassa. Il sorriso sembra una smorfia e non ispira eccessive simpatie. Aspetto trascurato, perché dà una mano all'attività commerciale dei suoi. Pubblica su facebook delle sue foto inguardabili. Ora ha deciso che vuole innamorarsi. Io sono uno dei nomi nella sua agendina dei “single senza troppe pretese”.
“T”. Brutta e grassa. Volto dai lineamenti strani, più da problemi di salute del periodo infantile che da provenienza straniera. Evasa da casa, dai 18 anni ha sempre vissuto da sola, a costo di lavori umilianti. Ha bruciato gran parte dei suoi guadagni in inutili corsi di formazione che non le hanno garantito un lavoro. Il lavoretto che ha da pochi anni non le assicura da vivere, perciò deve ancora continuare a fare anche da donna delle pulizie, lavorando di fatto sette giorni su sette, anche dopo ora di cena. Cultura media, socievole, forse un po' troppo. Si è sempre innamorata dell'uomo sbagliato, scoprendo (magari dopo il primo bacio) che il soggettone era sposato con figli o divorziato, anziché brillante celibe come si era descritto. Religiosa sdolcinata, con qualche frequente problema di salute e qualche inutile seduta dallo psicologo. Ha deciso di innamorarsi. Io sono uno dei suoi possibili candidati, in quanto single e lavoratore.
“I”. Carina e delicata, lineamenti del volto allegri, ma alquanto grassa e con una malattia invalidante. Innamorata segretamente da dieci anni di un uomo sposato (che per fortuna, per evitare intoppi col proprio lavoro, sembra essersi guardato bene dall'approfittarne). Passa le giornate per lo più a guardare la televisione. Cultura media e televisiva. Parenti e amici onnipresenti e invadenti. Sono convinti che chiunque la avvicini stia puntando alla casa e alla (non proprio grandissima, ma in tempi di crisi tutto è appetibile) eredità: un piccolo esercizio commerciale ben avviato e in zona favorevole. Vedranno chiunque le si avvicini come utile manodopera per la propria attività commerciale, mentre lei lo vedrà come uno che rinuncia al proprio mondo (amicizie, lavoro e tutto il resto) pur di avvicinarsi a lei. Io sono uno dei suoi possibili candidati probabilmente a causa della gentilezza.
“N1”. Magra, bassina, diversi handicap fisici. Lineamenti del volto nervosi e irritanti. Mentalità da ragazzina viziata e cultura medio bassa, volgare e televisiva. Fidanzata una sola volta, brevemente, con un cafone che poi ha scaricato perché tirchio e malato. Sempre innamorata dell'uomo sbagliato, ancora non capisce che dietro tante parole dolci solitamente c'è il nulla. Un po' troppo fantasiosa e bugiarda, vorrebbe essere trattata da principessa da chiunque. I fratelli aspirano a impossessarsi della casa in cui vive, per venderla e dividersi il malloppo. Lei vorrebbe innamorarsi follemente come un'adolescente ma senza perdere le comodità della casa (che condivide con la sorella) e della piccola rendita annessa. Io sono uno dei suoi bersagli da diversi anni, poiché lavoro e abito poco lontano da lei, anche se paradossalmente non sono uno dei primi in classifica poiché non la maltratto.
“N2”. Alta, molto magra, ma brutta. Lineamenti del volto da vecchia isterica. Vive con i suoi, per i quali è badante devotissima, oltre a lavorare in un ambiente stressante. Diverse ingiustizie alcune delle quali ancora in corso (truffe subite, spese mediche inutili, mobbing sul lavoro, cause ingiustamente perse...) ne hanno ingigantito il pessimismo e la suscettibilità e diverse ossessioni (tra cui la sessuofobia). Cultura di buon livello. Fidanzata varie volte, sempre con cafoni approfittatori, l'ultimo dei quali l'ha sfruttata per dieci anni prima di piantarla per un'altra. Ha deciso di non innamorarsi mai più e di dedicarsi al nipotino imbranato e complessato, supplendo alla mamma distratta e insensibile. Temo che abbia un progetto sentimentale che includa me come badante di sostegno per i suoi e figura paterna e culturale per il nipotino.
“D”. Brutta e grassottella, qualche difetto fisico (anche al volto), lineamenti da ragazzona ingenua, aspetto da vecchia trasandata. Cultura medio-bassa e sorriso marcatamente triste. Innamorata follemente di uno sposato che l'ha sfruttata e ingannata per anni, vorrebbe accasarsi con un uomo per tranquillizzare la famiglia. Fa parte di una comunità religiosa che l'ha dissanguata economicamente e le ha procurato i peggiori complessi e un'espressione triste anche quando sorride. Tale comunità esige che il possibile fidanzato pure entri in comunità. Mi considera come un possibile candidato perché non ho mai fatto allusioni al suo aspetto e perché per pura gentilezza di facciata non ho usato termini critici contro la sua comunità religiosa.
“C”. Grassottella con una faccia da vecchia babbiona e sorriso che ispira poco. Cultura media ma molto televisiva. Ancora senza un lavoro stabile, vive con in suoi in attesa di innamorarsi follemente. Vita sessuale scombussolata, fidanzata un'infinità di volte, finalmente comincia a capire che per gli uomini sesso e amore sono due cose distinte e separabilissime, e che non dovrebbe ingenuamente fidarsi delle belle parole e delle belle promesse. Sto nella sua agendina dei possibili candidati perché quando potevo sfruttarla e abbandonarla non l'ho fatto, e poi perché vivo non lontano da lei e ho un lavoro che a lei sembra stabile. Chiacchierona, lingua tagliente, ipersuscettibile, ha deciso di voltare pagina e di innamorarsi sul serio.
venerdì 8 novembre 2013
C'è gente che passa gran parte della sua vita nel bagno. Uno che abitava qui con noi, lussuoso figlio di papà che poteva permettersi una stanza singola, aveva tutto un suo rito. La mattina, appena sveglio, andava al bagno e ci faceva di tutto. Doccia, barba, cacca, bidè, denti, cremine, profumo, shampoo, magari altra doccia e altra cacca. Pareva che non uscisse mai da lì dentro. Quando finalmente si decideva ad uscire, l'aria nel bagno era irrespirabile: un coacervo di odori di profumi, lacca, creme, dopobarba, balsami, saponi, unguenti. E naturalmente disordine dappertutto, pantofoline, tovaglie, tutto lasciato dappertutto. Poi spariva per mezza giornata, rientrava a ora di pranzo, e ripeteva tutto quel lunghissimo rituale. Quindi spariva per tutto il pomeriggio e la sera e, rientrando tardi, ripeteva nel bagno nuovamente tutto il rituale. Qualche volta è rimasto a casa a poltrire, ma senza mai mancare l'appuntamento col bagno. Ci sono persone profondamente religiose che non mancano mai una preghiera. E ci sono persone religiosamente attaccate al bagno. Specialmente quando hai qualcosa di urgente da lasciarvi.
venerdì 1 novembre 2013
La cosa più odiosa di una donna che ti sta a cuore è quando lei accenna alle sue passate esperienze sessuali. Mi dice che alla sua età sarebbe strano essere ancora “a chilometri zero”. Dandomi così una fitta al cuore: quanti letti avrà passato? Da quanti imbecilli si è fatta possedere prima di scoprire che io esisto? Con quanti mi confronterà ogni volta che le farei anche solo una carezza? A quanti penserà ogni volta che mi vede o non mi vede? Come potrà dirmi “ti amo” dopo che lo ha detto a tanti uomini in passato? Quante volte sarà costretta a dirmi “amore, tesoro” perché non ricorda il mio nome ma solo uno a caso dei suoi vecchi amori passeggeri?
martedì 29 ottobre 2013
Cominciamo da lei. Conosciuta in chat. Abita a due ore di viaggio da qui. Il primo giorno ti sembrano che siano pochissime quattro ore di viaggio per incontrarla. Qualche giorno dopo finalmente cambi idea. “Incontrarla”: il primo giorno non pensi ad altro. E lei non pensa ad altro. Quasi già ci si scambia promesse. Quasi già ci si scambiano indirizzi. Per ora ci si scambia solo la foto e poco altro. I primissimi giorni, in molti casi solo il primo giorno, è curiosità. Qualche giorno dopo, talvolta già il solo secondo giorno, cominciano i piccoli screzi. Le piccole gelosie. Le piccole grandi bugie, i piccoli grandi affronti, le grandi vendette, la grande crudeltà. Non dal mio lato: io non mi permetterei mai di fare del male a una donna, neanche male “virtuale”, neanche se pensassi che se lo meritasse. Non sono fatto per le vendette, nel mio cervello e nel mio cuore non c'è mai stato posto per qualcosa che sia il fare del male per il solo gusto di fare del male, o il fare vendetta fingendo che sia un fare giustizia. Lei, invece, una che pretende di non essere “come le altre”, si è comportata “come le altre”, mettendo in pubblica piazza qualcosa dei miei piccoli segreti che avevo creduto bene di rivelarle. Per questo, dopo pochi giorni, sono sparito dalla chat.
domenica 27 ottobre 2013
sabato 21 settembre 2013
venerdì 20 settembre 2013
Il solito, maledettissimo venerdì sera. Il momento della settimana in cui bisogna stare assolutamente soli e pensare a cose assolutamente di cervello. Non di istinto, non di cuore, ma solo di cervello. Di creatività. Di messa in moto delle sinapsi. Di progettazione. Niente sentimento, solo intelligenza.
mercoledì 28 agosto 2013
giovedì 16 maggio 2013
giovedì 9 maggio 2013
Quante volte nella mia vita avrei voluto dire “ti amo” ad una donna e non potevo. Glielo dicevo solo muovendo le labbra, senza voce, e solo quando lei mi era vicina ma non mi vedeva. E forse lei lo capiva benissimo ma continuava a rifiutarlo, pensando: “restiamo solo amici, anzi, è già troppo essere amici”. E poi dopo qualche tempo (settimane, giorni, o addirittura soltanto minuti) lei spariva dalla mia vita, per sua deliberata volontà o semplicemente per le circostanze. Donne che non posso più contattare perché tutte penserebbero che sentendomi solo, avrei preso a rimestare nell'agendina delle vecchie amiche a caccia di una ancora nubile e dalle scarse pretese. Maledetto galateo moderno.
lunedì 7 gennaio 2013
Fa freddo. Vorrei gridare che non è giusto che faccia freddo, un freddo tale da congelarmi i piedi. Ma nessuno mi ascolterebbe con vero interesse. Anche il 2013 è cominciato con le ingiustizie ma è un'epoca in cui tutti si sono abituati alle ingiustizie e si lamentano di faccende secondarie. Quando la benzina in pochi anni raddoppia di prezzo, in un paese civile ci sarebbe stata una rivoluzione. Qui tutto tace. Quando gli alimentari in pochi anni raddoppiano e triplicano di prezzo, in un paese normale ci sarebbe stata una rivoluzione e spargimento di sangue. Qui tutto tace. L'ultimo furore di piazza fu a piazzale Loreto. Ora che dobbiamo tirare la cinghia con cibo e riscaldamento, tutto tace. La gente scenderebbe in piazza solo se gli si toglie qualcosa di veramente vitale. Come le partite in tv, per esempio. Come la pornografia su internet, per esempio.
sabato 5 gennaio 2013
In altri tempi ho cercato la donna perfetta. Poi ho cercato una donna e basta. Poi ho cercato una donna imperfetta, cioè una qualsiasi che non sapesse oppormi un perfetto “no”. Poi non ho cercato più nulla. Essere single alla mia età è vergognoso (almeno nel ventunesimo secolo la pensano così). Ma non so più se questa vergogna abbia qualche rilevanza nella mia vita. So solo che ora c'è una donna interessata a me. Non mi ama perché non mi conosce. Ma è interessata ad amarmi, a volermi bene, è un amore che in effetti sta sbocciando da un calcolo. Abbiamo un età che non è più quella degli amorucci usa e getta, anche se perfino a ottant'anni troppa gente continua a funzionare così, usa e getta, amore, lavoro, famiglia, soldi, usa e getta, tutto usa e getta. Una donna interessata a me: ciò che ho realmente cercato per una vita intera e ora che ce l'ho mi sento a disagio.
Quando una persona pubblica sulla propria bacheca un'infinità di scemenze (gatti, frasi fatte, auguri, frasette da baci perugina, vignette cretine) cosa si può pensare? Ecco questa donna che ha sette anni meno di me (non mi sembra più un'infinità, starò diventando vecchio?) come il restante 99,9 per cento dei facebookiani, ha una bacheca in cui le tre parole più diffuse sono fortuna, rispetto, amore, come se la gente che si iscrive a Facebook avesse una inguaribile sfortuna, fosse perennemente calpestata e minacciata dagli altri, e avesse bisogno di ricordare all'universo che l'amore è importante. Questa donna è disperatamente a caccia di amore e si è fatta introdurre a me da un conoscente e vuole vedere mie foto comodamente dal suo profilo Facebook. In altri tempi avrei fatto salti di gioia. Ora non so cosa pensare.
Per la prima volta nella mia vita non sono più il cacciatore ma la preda. C'è una donna a cui interesso. Per la prima volta nella mia vita provo fastidio all'idea di stabilire un legame con una donna. Restare ancora single alla mia età? Di fronte a lei non so come comportarmi. In chat le avevo scritto -mentendo- che non ho Facebook. Lei mi ha detto di iscrivermi perché usa solo fb. Così ho creato una nuova iscrizione a fb con il mio cognome leggermente modificato, solo per restare in contatto con lei.
domenica 25 novembre 2012
Lei ha undici anni più di me. E un figlio di quattordici, o giù di lì, totalmente allergico alla scuola. Il figlio vuole lavorare, ma di questi tempi è dura. Non so se sia vedova o se sia divorziata. Non so molto di lei. Non so nemmeno se è vero quel poco che lei mi ha raccontato di sé (il dettaglio del figlio che vuol lavorare le sfuggì per caso: fino a un momento prima me la figuravo come una di quelle che invecchiano zitelle). Si era sempre lamentata di uomini che prima la corteggiano e poi svaniscono nel nulla, cosa che mi aveva fatto sospettare un suo handicap fisico. Per molti mesi era stata di compagnia. Entravo in facebook solo perché ero certo che c'era una donna con cui chiacchierare, poco importava che il suo profilo contenesse di lei solo una foto sfocata. Non mi sentivo (non mi sono mai sentito) innamorato di lei. Lei, invece, era sempre stata desiderosa di conoscermi, mi chiedeva sempre di incontrarci. Non le ho mai concesso il numero di telefono, non le ho mai detto con esattezza dove abito: prevedevo che prima o poi avrei potuto stancarmi di lei. Ora non ho più voglia di conoscerla. Non ho più voglia della sua compagnia. Mi sono stancato di lei. Ma non so come dirglielo. Non so quale scusa trovare per dirle “non voglio più parlarti”. C'è bisogno di scuse perché per una donna è assurdo sentirsi dire che non ci sono validissime ragioni per un distacco. Eppure l'uomo è fatto così.
mercoledì 17 ottobre 2012
domenica 5 agosto 2012
Sto attraversando la hall dell'università. È estate, è sera, è penombra, pochi esseri umani in giro. Le scale mobili sono lì dietro. Ma cos'è questa? Una poltrona da ufficio. Con rotelle. Mi ci siedo, do una spinta, dopo qualche attimo sono accanto alle scale mobili. Freno il movimento con un ultimo colpo di piede, ruotando lentamente su me stesso per trecentosessanta gradi. Lei per la prima volta compare nella mia visuale. Mi alzo, e accosto la poltrona al muro: l'ho trovata fuori, l'ho lasciata fuori, che ci sarà di male? Ma le scale mobili possono attendere: lei mi fa un cenno con la testa per portare via la poltrona. Afferro la poltrona, più per dimostrare la buona volontà e risparmiarmi la predica, lei mi fa cenno di seguirla. Professoressa, o assistente, sulla trentina. Vestita di nero, con questo caldo. Pare quasi un vestito da strega, le mancano solo il cappello a punta e la scopa. Nel seguirla trovo una sedia, la raccoglie. Altra sedia, stavolta la raccolgo io prima che lei ci arrivi con la mano. Cavaliere sì, specialmente quando sento aria di guai. Forse è la fatica con sedia e poltrona a rendermi sono così silenzioso e così renitente a sfuggire? Finalmente entriamo nella saletta, con tutte le sedie uguali e ordinate a griglia, vuota sebbene sulla parete in fondo ci sia la proiezione di un film. Un film di quelli che si dimenticano già prima del The End finale. Le porte della saletta sono spalancate, lei mi fa cenno di sedermi. Confuso, mi siedo, al centro dell'ultima fila, sulla sedia che avevo portato io. Lei si siede accanto a me e fissando la proiezione in fondo comincia ad anticipare le battute del film. Lui è un pirata, lei è una piratessa, e si scambiano sarcasmi. La professoressa strega li indovina tutti: sembra voler provocare un mio commento. Le chiedo quante volte ha rivisto il film, e lei mi zittisce dicendo: solo 5-6 volte. Vorrei ricordare una battuta, una sola parola, ma non ci riesco: è un film visto e dimenticatissimo. Tranne che da lei. Mi giro verso di lei. Lei si gira verso di me senza fermarsi nel citare quel dialogo a memoria. Mi guarda negli occhi e mi dice: “allora perché non mi baci?” Un attimo, solo un interminabile attimo nel quale cercavo di capire cosa stesse succedendo. Solo un interminabile attimo, prima che la piratessa del film dicesse: “allora perché non mi baci?” Il pirata la bacia, e io invece sto ancora lì, fissando la mia assistente strega negli occhi. Ma prima che potessi decidere, il rumore della pioggia mi sveglia. Devo chiudere le finestre per evitare che si allaghi tutta casa. Pioggia, ad agosto? Era solo il fogliame tirato su da una rara brezza di vento. La donna del sogno, nella realtà, era vestita di bianco. Ieri, nel tardo pomeriggio. Scende da un autobus per prendere una linea diversa. La stessa che avrei preso io. Aveva stivaletti neri aperti (stivaletti ad agosto?), un vestitino-tutù bianco, orecchini rossi a forma di teschio stilizzato e un vistoso ciondolone egizio al collo, più d'impiccio che di glamour. Borsetta insignificante e scura. Occhiali di marca, piccoli, montatura nera aggressiva. E i capelli neri lucidi e annodati. Avrei voluto chiederle: chi sei e dove vai? Chi sei, che di sabato ad agosto esci così? Dove vai, con gli autobus, nelle ore più calde del giorno? È scesa una fermata prima di me. Andava verso il corso. Mentre l'autobus ripartiva la osservavo fermarsi un attimo ad una vetrina, e poi allontanarsi lentamente. Avrebbe perso un po' di tempo a fare finto-shopping, doveva avere un appuntamento ma si è presentata con largo anticipo. Non so se la rivedrò mai più. Così accuratamente vestita (tranne le unghie, smaltate di rosso ma un po' sbiancate sulle punte) e in giro alle sei di un caldissimo sabato sera agostano, avrebbe fatto ciò che intendeva raccontare alle amiche al ritorno a casa. Metodica, puntuale, elegante, un pochino aristocratica. Bassina, molto più della donna del sogno. Ma no, non poteva avere meno di 22-25 anni. Non la rivedrò più. L'orrore del turismo è che tutto ciò che vivi, e le persone che conosci, scompaiono in remoti ricordi e al massimo qualche fotografia presto sepolta nei meandri di un computer. Nel mio sogno lei non era bassina. Nel mio sogno lei mi diceva ciò che non osavo nemmeno desiderare: “allora perché non mi baci?” Proprio in quel momento in cui non avevo a portata di mano nessun “perché”, nessuna spiegazione, proprio in quel momento lei trasformava la mia vita partendo da uno stupido film. Proprio in quel momento mi sarei lasciato andare ad un bacio. Con una perfetta sconosciuta di cui non so neppure il nome, ma di cui pochi minuti di osservazione mi hanno fatto trepidare il cuore e caricarlo -come al solito- di malinconia e nostalgia.
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