La vita di un single è sempre piena di rimpianti. Ogni tanto riaffiora dai ricordi qualche scena da film sentimentale. Come quella volta a casa di lei: una visita di cortesia, un raccontarsi piacevole, uno scambio di opinioni sull'innamoramento e sulle belle cose della vita. Ad un certo punto, non so come, ci fu il silenzio. Un silenzio dolcissimo, senza parole, con i cinguettii chiaramente udibili dagli alberi del parco e quella brezza leggera che ci accarezzava. Ci scambiammo uno sguardo involontario, come per chiederci a vicenda “e ora dì qualcosa tu”. Uno sguardo di quelli che ti restano impressi per tutta la vita. Per un attimo fui tentato di dirle “ti amo”. Sono certo che me lo avrebbe voluto dire anche lei, forse perfino prima che glielo dicessi io. Ricordo ancora quei suoi occhi. Sono passati tanti anni. Lei non abita più lì. Chissà dove è oggi. Chissà in quale casa abita, con quale marito e quali figli. Poteva essere la donna della mia vita. Non so perché non aprii bocca. Non fu mancanza di coraggio, non fu dovuto a considerazioni e ragionamenti. Fu uno di quegli errori che sembra che li commettiamo solo per poterli rimpiangere per il resto dei nostri giorni.
lunedì 31 gennaio 2011
venerdì 28 gennaio 2011
La TV ci aiuta a sognare ma ci impone i modelli da sognare. L'uomo deve essere bello e ricco, altrimenti non è uomo. La donna deve essere bella e seducente, altrimenti non è degna di considerazione. L'ipotetica vicina di casa che guardava quella stessa fiction romantica che guardavo io, non è né bella né seducente. Ma era capace di un amore spontaneo, semplice, limpido: proprio ciò che io desidero. Io non sono né bello né ricco, ma mi sento capace di un amore spontaneo, limpido e semplice. Ma la TV ci impone di sognare entro quei confini. Una donna normalmente mi rifiuterebbe per il mio aspetto fisico e per la mia poco invidiabile situazione economica. Un uomo normalmente rifiuterebbe una donna fisicamente poco attraente (ma per le donne è più facile trovare un uomo, perché l'uomo non riesce a stare da solo, non ce la fa a stare senza una donna, non resiste a stare senza almeno pensare al sesso). Varranno più i modelli proposti dalla TV o vale di più la vita concreta? Varrà di più la qualità maschile di infischiarsene dei difettucci femminili, oppure bisogna assolutamente cercare la donna perfetta, bella come una fotomodella?
Raccontano storie per far sognare il telespettatore. Non riesci a resistere: vuoi sapere come va a finire. Ma oggi mi rendo conto che in realtà mi interessa trasportare quel sogno nella mia vita. Una mia ipotetica vicina di casa avrà visto la stessa puntata in TV: mentre lei sognava di trovare un uomo, io sognavo di trovare una donna. Ci saremmo potuti incontrare, no? La TV invece non ci fa incontrare. Ci fa solo sognare. Non risolve il problema, ma illustra un “come sarebbe bello se”. Lei sognava, io sognavo, ci separava solo un muro. Lei vedeva le stesse immagini che vedevo io, io sognavo di essere il protagonista, lei sognava di essere la protagonista. Io sognavo un amore spontaneo e appassionato, lei sognava un amore spontaneo e appassionato. Il muro ci divideva, ma il sogno era pilotato nella stessa direzione dalla stessa trasmissione televisiva.
Distrazione di massa. L'industria che fabbrica i sogni non ha mai lavorato tanto e non smette mai di lavorare. Sognare, distrarsi. Quel telefilm stupidissimo mi ha incantato. Sognavo anch'io un amore spontaneo e puro come quello. Per distrarmi, per non pensare al fatto che ancora non ho una donna, sognavo con quel telefilm. Sapevo che era un telefilm. Sapevo che era una storia inventata. Sapevo che nella realtà è tutto tremendamente diverso. Eppure sognavo, e non riuscivo a smettere di sognare. Volevo distrarmi e avevo accettato l'idea che il telefilm potesse aiutarmi a sognare. Armi di distrazione di massa: chissà quanti altri avranno sognato con me, ognuno nella sua casa, uomini e donne soli.
giovedì 27 gennaio 2011
Il soffitto delle nostre case è sempre brullo e desolato. Eppure è ciò che guardiamo di più quando siamo distesi (cioè quando desideriamo riposo, fisico e mentale). Come sempre, le cose più essenziali per la nostra vita sono oggettivamente trascurate, le cose più delicate e più potentemente produttive sono lasciate al caso. Abbelliscono l'inutile e lasciano desolato l'essenziale.
Ti accorgi che stai diventando vecchio quando ti ritrovi a fantasticare di capitare in un anonimo negozietto di fumetti usati e di trovarvi tutti gli albi che ti avevano entusiasmato da bambino, comprarli in blocco, faticare nel caricarli nel furgone, sudare nel trascinarli tutti in casa e rinchiuderti in camera circondato da loro, dopo aver spento cellulari telefoni radio e sveglie e sprangato porte e finestre e lì, in pigiama, accovacciato sul tappeto, iniziare a rileggerli uno per uno, dal più datato in poi, con calma, leggero, in pace... e poter piangere liberamente, senza freni, senza vergogna, senza testimoni, nel ricordare che questo albo ti fu sequestrato per punizione, quest'altro fu distrutto dalla cuginetta, quest'altro fu perso durante quella gita in campagna, e tutti questi altri furono gettati via perché eri adulto, e provvedesti tu stesso a sbarazzartene, addirittura convinto di fare una cosa da vero adulto. Ma di tanto in tanto qualche sbiadito ricordo riaffiorava nella mente e provavi nostalgia, e la massima nostalgia era nel ricordare il piacere di sfogliare quelle pagine, il momento in cui potevi comprare un nuovo albo, il religioso silenzio con cui leggevi ogni pagina incluse le pubblicità, e di quando ricominciavi a leggere lo stesso albo un attimo dopo averlo finito... Ricordi che riaffiorano alla mente, pagine e pagine di fumetti che impreziosivano ogni minuto del tempo che non era occupato dai fardelli del Dovere (scuola, lavarsi, mangiare, eccetera). Oggi di tutti quei fumetti ci sono solo ricordi e lacrime. Ci sono solo reminiscenze e singhiozzi. Furono lezioni di vita anche nelle più banali storiette. Furono una valanga di sorrisi e un fiume di emozioni. Furono tra le migliori gioie della tua gioventù. Oggi sono solo sbiaditi ricordi, che appaiono casualmente nella tua testa nei momenti più disparati. Hai passato una quantità di ore a sfogliare quelle pagine, che se davvero trovassi quel negozietto anonimo con tutti i fumetti della tua gioventù, avresti bisogno di passare anni interi chiuso in camera a rileggerli con calma e gusto, per evitare che un'ubriacatura di bei ricordi possa stancarti già dopo le prime migliaia di pagine. Smetti finalmente di fantasticare del negozietto e della cameretta perché ti viene uno strano dolore: tutto ciò che ha allietato la mia giovinezza è davvero perduto? Tutto il dolore concentrato in ogni lacrima, tutta la mia storia, tutti i miei anni passati tra sofferenze e momenti di gioia, sono destinati a confondersi nell'insignificanza? Ognuna di quelle vignette, ognuno di quei fumetti, ognuno di quei brevissimi ma intensi momenti felici, è destinato a rimanere un ricordo sempre più sbiadito e sempre meno significativo? Ogni mia lacrima è destinata a confondersi tra le insignificanti e tutte uguali gocce della pioggia?
Un amico mi farebbe conoscere una donna. Mi procurerebbe un incontro informale e la possibilità di rivederla. Questo sì che è un amico, penso. Mi dice che non devo essere schizzinoso. Alquanto carina, la donna: su cosa dovrei essere schizzinoso? Poi scopro il resto e allora divento non schizzinoso ma schifato e infuriato.
mercoledì 26 gennaio 2011
Mi telefona un amico dopo tanto tempo. Mi chiede come sto. E come vuoi che stia? Una paga misera, un lavoro monotono, il mobbing, la solitudine, la mancanza di una donna. Mi dice che dovrei essere contento. La mia paga è misera ma è certamente più alta dei cinquanta euro settimanali (in nero e straordinari inclusi) di quella commessa del negozio. Un lavoro monotono, sì, da robot, certamente, ma almeno posso svagarmi mantenendo perfino un blog. Il mobbing, hai ragione, è vero, ma non è più la persecuzione della scorsa primavera. La solitudine, e chi non è solo? L'unica cosa per cui avrei diritto di lamentarmi è che mi manca una donna. L'unico argomento che mi riconosce come valido.
Ricordo della scorsa estate: una donna con le gambe depilate male. Lei si sarà vergognata tantissimo (ma era troppo tardi per tornare a casa e rimediare). Avrà pensato che gli uomini, tutti gli uomini, specialmente i più belli e più interessanti, avranno pensato: ma che orrore, che vergogna, che bruttezza... No, cara signorina, gli uomini sono assai tolleranti sui piccoli difettucci fisici femminili. Più di quanto non crediate. Le vostre paure sono infondate. Nelle chiacchierate goliardiche tutti gli uomini pretendono la donna perfetta e statuaria. Ma nella vita reale sono capaci di innamorarsi a prima vista anche di una donna depilata male. Anche di una donna con abiti fuori moda. Anche di una donna con scarpe tutt'altro che modaiole. Anche di una donna con peluria di troppo sul viso. Anche di una donna spettinata e con l'ultimo shampoo risalente alla settimana scorsa. Gli uomini si sforzano di complimentarsi con te per quelle che considerano emerite inutilità, come quello smalto idiota sulle unghie o come quegli insulsi pendagli al collo e alle orecchie.
Non sono quegli orecchini a farti bella, e neppure quell'anellino. La borsetta, poi, non sapevo neppure che l'avevi con te. Hai speso tanto tempo e tanti soldi per farti bella, ma ai miei occhi eri già tanto attraente (e con la borsetta e gli orecchini e l'anello e lo smalto sulle unghie, ti garantisco che la mia opinione di te non è affatto cambiata).
martedì 25 gennaio 2011
Prima si fa tanto sacrosanto baccano contro la pedofilia. E poi? E poi vedo bambini maliziosi nel linguaggio e nei gesti, come se avessero visto già tanti film “vietati ai minori”. Infanzia maliziosa e incuriosita troppo presto dal sesso rispetto alla maturazione fisica, psicologica e affettiva. Infanzia maliziosa, proprio ciò che delizierà i pedofili. La colpa è del sistema educativo attuale, centrato sulla televisione. Tempo fa ho visto una delle fonti di quella malizia precoce: un telefilm per adolescenti (così si presentava) con varie scene di fidanzatini (o aspiranti tali) che si trastullavano in preliminari da film “solo per adulti”. Mancava solo l'immagine esplicita, ma il resto c'era tutto, si capiva fin troppo bene. Il telefilm era catalogato per ragazzi, veniva trasmesso alle dieci del mattino in giorni in cui non c'è scuola, pertanto lo poteva vedere chiunque, specialmente i più piccoli. La diseducazione al sesso, l'irresponsabilità, il presentare quelle cose come indispensabili per chi vuole sentirsi adulto, è peggio della pornografia. E soprattutto crea l'humus ideale per quei maledetti pedofili.
La madre, sgomenta, finalmente aveva scoperto l'Osceno Segreto della figlia. Cosa fare? Come evitare i tribunali e gli assistenti sociali? Cosa fare per non farsi disprezzare dal vicinato e dai parenti? Come continuare a vivere senza etichette? Tutta la libertà che aveva dato alla figlia aveva condotto a questo terribile risultato. “Dove ho sbagliato? Perché proprio a me?” Il giorno dopo i giornali ne avrebbero parlato con falso scandalismo e con vera prurigine. Avrebbero raccontato i dettagli, soprattutto quelli inventati, con falso sdegno e con vera malizia. L'esperto avrebbe pontificato dalla sua colonna per dire che no, non si deve, non si può, non si deve, mentre i lettori avidi dei particolari più raccapriccianti avrebbero scorso rapidamente le righe in attesa di qualche altra rivelazione. I giornali avrebbero amplificato lo scandalo fino a stuzzicare le fantasie più perverse delle persone più deboli. Chissà cosa ne avrebbe pensato l'impiegato comunale che abita nel vicolo: già due volte ha ricevuto visite delle forze dell'ordine, e nei gossip da supermarket si sentiva dire che era stato per qualche scandalo su internet... magari lui stesso metterà su internet le notizie e le “foto in tema” per allargare lo scandalo, per vendicarsi di quel che era stato detto contro di lui. Come fare, come andare avanti? Fino a ieri era una madre tranquilla ed emancipata, da oggi è appena caduta nel baratro, e il tritacarne mediatico ha appena cominciato a sminuzzarla.
lunedì 24 gennaio 2011
Il vecchio saggio mi racconta cose che mi lasciano a bocca aperta. Da piccolo non aveva privacy, se non quella che gli era concessa dalla distrazione (o dalla magnanimità) degli adulti. Oggi invece c'è tanta di quella privacy che per capire che tuo figlio si droga devi assumere un investigatore privato.
venerdì 21 gennaio 2011
Basta poco per capire che è un blog scritto da una donna. Descrive una sua amica in questi termini: non si lava, porta scarpe coi tacchi senza riuscire però ad essere sexy, i suoi vestiti sono ciarpame da mercatino rionale, i capelli sono orrendi, muove in modo strano i piedi. Questa è proprio la tipica lista di cose a cui un uomo fa poco caso. Per un uomo i tacchi sono “sexy” solo se li indossa una fotomodella, per il resto neanche se ne accorge. Per un uomo la donna che non si lava è quella che puzza assai più di lui, senza contare che molte di quelle che la donna identificherebbe come “puzze” per un uomo potrebbero essere odori non del tutto sgradevoli. Per un uomo i capelli di una donna sono passabili anche se sono a spazzola di schiena di topo; non ricordo di aver mai provato schifo per i capelli di una donna al di sotto dei sessant'anni. Per un uomo il movimento dei piedi è orrendo solo quando sta per ricevere un calcio nelle parti basse: i tic di una donna, a meno che non si tratti della vecchia isterica rompiscatole del condominio, sono generalmente un particolare che stuzzica curiosità, nel peggiore dei casi un dettaglio puramente statistico. Le donne diventano matte di rabbia su dei particolari secondari.
giovedì 20 gennaio 2011
Per la quarta volta ha rifiutato un posto di lavoro perché sito troppo lontano dalla fidanzata. Stupido idiota: alla fine dei conti è proprio la lontananza fisica da lei a metterti in condizione di poter essere accanto a lei. Non puoi restare eternamente oscillante tra precario e disoccupato: prima o poi avrai da fare i conti con tutto ciò che adesso stai evitando. In nome della seratina con la fidanzatina sei riuscito a cancellare quasi tutto ciò che ti avrebbe permesso di averla come moglie.
mercoledì 19 gennaio 2011
giovedì 13 gennaio 2011
La signorina del bar sulla sinistra della strada che scendeva verso il centro aveva una scollatura da sogno. Nel senso che i maschietti imbecilli quelle scollature le sognano, come se non avessero mai visto una donna. I maschietti meno imbecilli forse non le sognano, ma le guardano. Guardai anch'io quella scollatura mentre la barista mi passava il caffè. Aveva un'espressione distratta, come se fosse abituata a farsi guardare, come se il far vedere la sua scollatura fosse parte dei “servizi” offerti dal bar. Ripensando a lei mi viene una gran tristezza, come se risentissi i pensieri di tutti gli avventori del bar. Una donna così si “ammira” solo in funzione dello spettacolo (e magari della prestazione) che vogliamo che ci offra. Non è più una donna da ammirare, non è un cuore da amare, non potrà mai essere la donna che ti sta accanto nei momenti di dolore e di sofferenza: era solo una donna da utilizzare, era solo un oggetto. Quando c'era il pudore, ci sarà stata anche la bigotteria, ma si poteva ancora guardare una donna ammirando tutte le caratteristiche, non solo la merce sessuale messa in esposizione.
Iscriviti a:
Post (Atom)