lunedì 6 giugno 2011

Noi che lavoriamo dovremmo porci una domanda: di tutti gli incompetenti che qui hanno fatto carriera, quanti sono stati licenziati per incompetenza? Invece, quanti di noi (che siamo mera manovalanza) sono stati licenziati? Nessun incompetente licenziato. Manovalanza ridotta sempre di più e con modi e metodi sempre discutibili. Perché?

venerdì 3 giugno 2011

Donna medievale: “sono donna, e la mia verginità la concederò solo a colui che diverrà mio marito”. Donna moderna: “sono donna, e quindi sono libera di gettare la mia verginità nei cessi della discoteca”. La cosiddetta civiltà ha trasformato le donne in puttane orgogliose di comportarsi da puttane ma convinte di non esserlo. Per di più hanno sempre lo stesso problema: “costui mi ama così come dice, oppure dopo qualche scopata se ne va?” La donna medievale sarà stata anche bigotta, ma non aveva questo problema. Odio il bigottismo ma devo ammettere, onestamente, che essere bigotti significa ricevere molte meno delusioni. Scrivo queste righe ripensando ad un evento recente (accaduto comunque a molte donne): una donna che si chiede come mai l'uomo che tanto la corteggiava si è dileguato. Cara mia, lui diceva di amarti ma voleva solo scoparti. Quando gli hai fatto capire che lo avreste fatto solo dopo il matrimonio, a lui sono improvvisamente venuti tutti i dubbi. Già: come mai? Perché ha avuto bisogno di tutte quelle stupide scuse per allontanarsi da te? Perché prima ti era così fedele e devoto e ora è latitante e quelle poche volte che ti contatta cerca sempre di arrivare a quello stesso “dunque”? Ti sei comportata in modo “medievale” e perciò ti sei evitata almeno qualche grande delusione. “Almeno”. L'uomo che non pensa seriamente al matrimonio è solo uno squallido farfallone. Nel medioevo i farfalloni o mettevano più giudizio oppure morivano di delusioni. Oggi i farfalloni hanno vita facile perché le donne “moderne” sono più ingenue. Gettano via la verginità nei luridi cessi di una discoteca, convinte che il farsi utilizzare come giocattoli “usa e getta” sia sinonimo di essere donne moderne, emancipate, libere e sicure. Alla fastidiosa delusione di vederlo scappare di fronte all'ipotesi di dover aspettare il matrimonio, le donne moderne hanno sostituito la vera maledizione di avere accanto un uomo che dice “ti amo” ma non ama altro che il suo piacere egoista.
Stando a quel che leggo in quel sito, il numero di lesbiche dovrebbe essere elevatissimo. A me pare un'assurdità. Comunque questa notizia mi colpisce negativamente perché io fatico tanto per trovarmi una donna e poi vedo che esistono donne che non vogliono saperne niente degli uomini e che addirittura vogliono altre donne.
C'era un tempo in cui i borghesotti italiani contavano sulle tre emme: mestiere, moglie e macchina. L'autovettura, simbolo di agiatezza e di libertà per divertirsi. Il mestiere, simbolo di autonomia, di responsabilità, di capacità di tenersi a galla nei momenti difficili. La moglie, cioè il metter su famiglia, realizzazione e responsabilità allo stesso tempo. L'imborghesimento degli italiani è cominciato col piccolo boom economico del dopoguerra, cioè è cominciato da quando si è aggiunta la terza emme: “macchina”. Prima, l'uomo onesto e serio si realizzava con due sole emme: “mestiere” e “moglie”, cioè responsabilità e responsabilità. Poi è venuta la terza emme. Poi i valori sono crollati tutti, al punto che oggi si elogiano la sterilità, lo sballo, l'irresponsabilità, la capacità di estrarre soldi senza lavorare.

martedì 31 maggio 2011

Non sempre sono stato respinto dalle donne. C'era una volta Teresa, che si infatuò di me. Avevamo ventidue anni. Poche cose, a quell'età, riescono ad essere piacevoli come l'avere una coetanea che si è invaghita di te. Uso di proposito i termini “infatuò” ed “invaghita”. Quando si sbilanciò e mi lasciò capire che le piacevo, capii in un istante che nei tre secondi successivi mi giocavo tutto. Era una mattina di sole, di primavera, la luce dalle finestre inondava ogni angolo, c'era tanta gente in giro ma noi lì sulle scale sembravamo gli unici nel raggio di cento chilometri. Due secondi: mi gioco tutto. Per non tradire la fretta, non la guardai direttamente negli occhi. Con la massima tranquillità possibile, le chiesi se ci si poteva conoscere meglio. Con un grande sforzo cacciai via dalla testa tutte le ipotesi su quanto fosse stata giusta o sbagliata quella risposta. Lei annuì, mi salutò e sgattaiolò giù per le scale, lasciandomi un sorriso che mi sciolse il cuore. Risalii le scale in fretta, perché avevo il cuore a mille e dovevo aspirare il cielo nei polmoni per vincere la tensione (e soprattutto trovare un angolo dove poter gongolare senza essere visto). Fu una delle ultime volte che vidi Teresa. Nelle settimane successive comparve solo due o tre volte, aveva fretta, sembrava sempre distratta da qualcos'altro. Ventidue anni di età. Dopo qualche mese riuscii fortunosamente ad ottenere un numero di telefono fisso dove poterla rintracciare. Col cuore che batteva all'impazzata le telefonai e le chiesi come mai non si fosse più fatta viva (senza però alludere a quella conversazione da sogno che avemmo sulle scale), mi disse che era stata molto impegnata e declinò ogni altro invito ancor prima che potessi aprire bocca. Disperato, le chiesi se le andasse di vederci una domenica pomeriggio ma lei, che aveva già deciso di chiudere tutto, rispose freddamente: “no, non è il caso”. Una pugnalata al cuore. Mentre le lacrime già mi affioravano dagli occhi, la salutai con una voce musicale e gentile e riattaccai la cornetta. Solo allora mi resi conto che lei, un minuto dopo quella conversazione al sole, doveva aver completamente cambiato idea su di me. Non so come, non so perché. Cambiato completamente idea. Scomparsa del tutto l'infatuazione. Hai un uomo che ti ha detto di sì, hai capito bene che in questi sei mesi non ha fatto che pensare a te, e lo hai piantato un minuto dopo che lo avevi conquistato. Eravate fatti l'uno per l'altra. Per qualche attimo restai lì imbambolato, sul corso, a poca distanza dalla stazione, prima dell'incrocio, sotto un lampione fulminato, con un cielo nero che minacciava di diluviare da un momento all'altro. Teresa. Mi domando quante altre volte sospirerò ricordando il tuo nome.
“Se continui così, resti zitella” recita il simpatico articolo pubblicato lì sopra. Le donne lo leggono con avidità. Eppure il titolo è assai offensivo: significa che una donna dovrebbe accontentarsi del primo “decente” che trova. Ma il proverbio “chi si contenta gode” è una delle più grandi menzogne mai esistite.

lunedì 30 maggio 2011

In un vecchio cartone animato c'era una scena fantozziana: era circolata la voce che al capo piacesse il budino, e tutti i dipendenti si precipitarono alla sua festa portando in dono budini di tutti i colori e di tutte le misure. Entrando nel salone il gruppo emise un sorrisone sincrono, dicendo tutti con voce giuliva “buon compleanno!” Il capo si gira verso di loro e dice: “anche voi? ma chi è quel cretino che ha messo in giro la voce che mi piacerebbe il budino? bah, gettateli lì, insieme agli altri”. Questo è proprio il tipo di nobilità che sa farsi odiare, è proprio il tipo di autorità che sa farsi odiare. Non è nobiltà ma aristocrazia, cioè ricchi idioti che comandano solo in quanto ricchi. Non è autorità ma autoritarismo, cioè persone che comandano non per autorevolezza ma solo perché sono state poste lì a comandare. Quella scena (così come i film di Fantozzi) non mi ispirò nessuna risata. Solo un dolore dentro, come di una trave piantata di forza nello stomaco, poiché quella scena l'ho vista mille volte nella vita reale, in tutte le sue varianti, con la costante fissa del capo seccato e dei dipendenti umiliati.

venerdì 27 maggio 2011

L'intorpidimento della popolazione è tale che tutti sono contenti di poter esternare le proprie proteste alle persone che li circondano, ma pochissimi sono disposti a tirare le conseguenze o almeno a fare un decimo di ciò che minacciano.
Il modo in cui le persone ridono descrive perfettamente alcuni dei più intimi tratti del loro cuore. I due che vivono lì al corso hanno una risata consistente nello sforzo di pompare aria dai polmoni verso la bocca. Una risata sforzata, tirata fuori per necessità più che di cuore. Il primo socchiude gli occhi e ridacchia come una iena. Il secondo spalanca la bocca e lascia quasi uscire gli occhi dalle orbite, e ride come una tromba guasta. Sanno ridere, ma non sanno veramente sorridere. Perfino quando scherzano tra di loro stanno in realtà eseguendo un rituale, stanno eseguendo l'operazione-risata, stanno pompando aria dai polmoni non per vero e sano divertimento ma solo pro-forma, solo per espletare un compito.
Scena da autogrill: l'autobus scarica una cinquantina di persone, per lo più anziane, che accorrono verso le latrine, trovandovi appena venti metri di fila al bagno delle donne. Al bagno degli uomini la fila è più breve ma la puzza è quasi da svenire (e meno male che li disinfettano ogni sera).

giovedì 26 maggio 2011

Una donna che soffre per dei mali che non si è inflitta lei stessa, ai miei occhi è una donna più attraente. “Attraente” è una parola che oggi indica solo le solite curve. Ma nel suo significato originale indica “qualcosa che ti attrae”. Il mio cuore è più vicino ad una donna sofferente, poiché la sofferenza è un'ingiustizia profonda, e sento come giusto l'esserle vicino e (per quanto mi sia possibile) tentare di alleviare la sua sofferenza. Che, se si tratta di solitudine, è anche la mia sofferenza. La solitudine è una delle peggiori ingiustizie, e almeno per buona parte è un'ingiustizia perpetrata da questa società e dai suoi astrusi canoni sull'amore, sull'amicizia, sulla lealtà, sulla fedeltà. Pare facile parlare di “lealtà” o “amicizia” e poi scoprire che dopo tanti sterili e fumosi proclami, la società schiaccia te e tutti quelli che come te hanno creduto in quei valori. Amare una “donna che soffre” non è solo un mio desiderio personale: è anche questione di giustizia. Quella donna con i capelli castani, che soffre per quella terribile malattia, non merita il presunto amore di quel dandy. Merita piuttosto il mio amore sincero. Quel dandy la tratta come un pupazzetto di peluche ed è certamente pronto a piantarla. Io non la tradirei mai, lui l'avrà già tradita. Io non la lascerei mai, lui gioca a fare il duro perché gli piace tenere le redini e far mordere il freno. Alla sofferenza fisica di quella donna, lui aggiunge la sofferenza del cuore: proprio il contrario di ciò che farei io. L'ho detto: è una questione di giustizia. Ma agli occhi di chi conosce il travaglio del mio cuore (e del cuore di lei), le cose stanno bene così. Cinicamente dicono: lei non lo manda via e perciò merita di soffrire anche sul piano sentimentale. Solo io, che le voglio bene sinceramente, soffro insieme a lei.

mercoledì 25 maggio 2011

Stupida, non ti accorgi che lui ti chiama solo quando ha voglia di utilizzarti? Ti sei autoconvinta di amarlo, in realtà lo assecondi solo per poter dire tra te e te: “visto? lo amo”. Quelle rare volte in cui non gli hai potuto dire di sì, lui aveva già pronta la pollastrella di rimpiazzo: mentre tu ti crucciavi per non averlo “amato abbastanza”, lui si trastullava con quell'altra donna, stupida come te. Amare non significa lasciarsi sfruttare sorridendo. Amare non significa assecondare lo squallore dell'egoismo altrui.
Quasi cinquant'anni fa un giovanotto vanesio e ambizioso voleva far carriera nel mondo dello spettacolo. Gli impresari gli fecero cantare una canzonetta, organizzando tutto in fretta e furia. Piccolo successo. Oggi quella canzonetta ancora compare tra i programmi radio e TV. Non ho idea se il giovanotto di allora sia ancora vivo, oggi avrebbe più di settant'anni. Certe cose della vita, anche se fatte distrattamente, a volte prendono il sopravvento e ci qualificano per il resto dei nostri giorni. Magari a lui non gliene importa niente di ciò che diceva esattamente in quella canzone, ma per tutta una vita ha dovuto cantarla, ascoltarla, ricantarla e riascoltarla, in tutte le salse, fingendo che quella canzonetta lo qualifichi e lo descriva. Nauseante.

martedì 24 maggio 2011

Il mondo è pieno di regole non scritte. Non vengono scritte perché non erano state ideate. Quella che anzitutto non viene scritta è la filosofia di progetto. L'energumeno dell'esercizio commerciale si avventa furioso sul cliente: “no, non si può fare”. Ma non c'è scritto da nessuna parte che non si può fare, e comunque io ho già pagato. “No, non è previsto, ci sarebbero problemi tecnici”. Ma io ho già pagato per questo servizio, e comunque non sto facendo niente di illegale. “No”. Il mondo è pieno di statuti non scritti, perché ci sono tante cose a cui pensare e nessuno dei gestori aveva mai immaginato che un cliente potesse fare in quel modo. La loro filosofia di progetto, non scritta ma molto chiara, è spillare quanti più soldi possibile ai clienti: ogniqualvolta ci sia il rischio di non spillare adeguatamente, un energumeno si precipita a dichiarare (con tono finto-gentile ma vero-seccato): “no, non si può fare”.
La prima cosa che lei mi ha chiesto è se avessi un lavoro fisso. Sì? Bene. Seconda domanda: hai un'automobile? No. Peccato, cocco: non ti amo più, non ti potrò mai amare. Ma come? Che c'entra l'auto? C'entra, cocco, c'entra: con cosa vorresti scarrozzarmi in giro a far shopping, coi mezzi pubblici?

lunedì 23 maggio 2011

All'improvviso ti accorgi che quel sito web è scomparso. Non risulta più raggiungibile. Due settimane, tre settimane, scomparso nel nulla. C'erano tuoi contributi, lì sopra, c'era ancora vita (poca, ma c'era). Dopo alcune settimane comparve l'indicazione che il dominio era disponibile per l'acquisto. Quel sito web è scomparso. Quasi senza lasciar tracce. È come quando viene a mancare una persona onesta ma con poche relazioni sociali: funerale sbrigativo e poco partecipato, e il resto del mondo che sembrava averla già dimenticato da tempo. Scompare un sito web con tutti i miei contributi dentro. Quando si cancellano i dati da un computer non si fa nessuna fatica. Si azzerano in un attimo vite e fatiche, gioie e dolori, senza nessuna fatica, senza praticamente consumare elettricità. I miei contributi, cioè parte della mia vita, sono consegnati al nulla: nemmeno io stesso ricordo più quanto avevo scritto lì dentro. Resti paralizzato e spaventato, un senso di vuoto e di angoscia, a pensare che se sparisse la piattaforma blogspot allora da un momento all'altro sparirebbero tutte queste pagine che ho scritto ed a cui sono ormai affezionato, perché mi hanno davvero liberato di tanto peso dall'anima.
Il capo mi chiede se quella sua irrealizzabile idea si può realizzare, e addirittura mi chiede quali vantaggi potrebbe portare. In parole povere, avrà sciorinato qualche idiozia estemporanea a quelli del marketing ed ora viene da me sorridente e deciso a comandarmene la realizzazione, pretendendo addirittura di sapere a quali “vantaggi” presenti e futuri porterà (vuol dire che neppure quei tonti del marketing l'hanno bevuta tutta). Metto in azione tutta la mia intelligenza e tutta la mia creatività, ma c'è poco da fare: un'idiozia è sempre un'idiozia, anche se ci infili in mezzo tutti i paroloni pomposi (ciò che fanno ordinariamente proprio quelli del marketing). Il capo mi guarda con un'aria di superiorità e di seccatura: “a questo sapevo arrivarci anch'io”, dice a voce alta, in modo che lo sentano tutti. Umiliarmi non servirà a migliorare la tua idea idiota. Umiliare un sottoposto è il modo migliore per disattivargli tutta la creatività e l'inventiva di cui in questo momento hai bisogno (e di cui fai finta di non aver bisogno). Ma quell'idiozia è davvero troppo idiota, è davvero impossibile cavarne qualcosa di decente. Il capo va via sbuffando e pestando i piedi sul pavimento, come a manifestare la sua seccatura. In realtà la sua seccatura è di non essere riuscito nè a trasformare l'idiozia in idea geniale, nè a scaricare la colpa su qualcun altro. Ho poco da festeggiare, comunque, perché presto tornerà all'arrembaggio, coinvolgendo altri, alzando il tiro, accampando scuse e inventando spiegazioni che meriterebbero, più che uno sbadiglio, una risata. Così vanno avanti le aziende italiane. Gli incompetenti comandano, i competenti devono assecondarli (cosa che tipicamente li costringe a non utilizzare la propria competenza, la propria intelligenza, la propria creatività).

venerdì 20 maggio 2011

Per tutta una vita desideri sposarti e vivere il resto dei tuoi giorni con una donna che ricambi il tuo amore. Per tutta una vita vedi sfuggirti le migliori occasioni di dichiarare il tuo amore ad una donna, perché il suo cuore batte per qualcun altro, oppure perché pensa di poter amare solo chi è completamente diverso da te. I giorni passano subendo umiliazioni nel lavoro, umiliazioni dalla società, umiliazioni dalle persone che ti circondano: ogni giorno che passa è un giorno in meno che vivrai con la tua donna (ammesso che un giorno la troverai). Qualcuno più debole di te si è arreso, ed hai visto quanto stupida è stata la sua decisione e quanta ulteriore sofferenza gli è costata.

giovedì 19 maggio 2011

Ero giovane ed entusiasta. Quel che avevo letto sulle riviste mi aveva convinto: anch'io potrei essere dei loro, anch'io come loro, anch'io a poco a poco potrei entrare nella loro categoria, ed essere un rispettato membro di qualche gruppo, anche piccolo gruppo. C'era uno anche più giovane di me che in qualche modo aveva avuto accesso ai primi Grandi Segreti. Era l'unico Rispettabile Membro che potevo contattare e perciò feci il primo timido passo per conquistarne la fiducia, un po' come quando l'adolescente fa il primo timido passo verso la bellissima ragazza di cui è perdutamente innamorato. Il Rispettabile Membro mi pose tre o quattro domande, alle quali risposi con fervore e con la maggior intelligenza possibile, la maggior dimestichezza possibile, i maggiori distacco e disinteresse possibili, tanto che non mi resi conto che la prima domanda mi era stata posta con aria saccente e dalla seconda in poi erano concentrati di sarcasmo e cinismo. Alla fine di questo esamino mi bocciò con uno zero profondo e fragoroso, chiudendo il contatto e sparendo nel nulla. Per qualche minuto, come stordito, tentai di capire cosa fosse successo. Ero giovane ed entusiasta, ero sinceramente interessato, avrei potuto (e voluto) imparare ciò che non conoscevo, ero disposto a far la gavetta, non poteva mandarmi via così. Sembrava che già durante la prima domanda avesse chiamato un suo collega, forse superiore a lui di grado, per dirgli: guarda questo idiota, guarda questo leccapiedi, tenta di farsi bello perché noi lo si accetti nel nostro club esclusivo, guarda: come possiamo umiliarlo? Oggi sono adulto e quelle stupidate non mi interessano più. Non mi attrae più l'appartenere a qualche gruppo più o meno “esclusivo” di “rispettabili” membri. Mi resta solo uno dei tanti amari ricordi: l'essere stato preso in giro, freddamente, sadicamente, da uno che non era più intelligente di me, ma solo più ricco di me.
Quelle donne vogliono essere attraenti e si dispongono in fotografia in maniera da essere richiamo sessuale. Poi magari si iscrivono anche ai gruppi facebook contro la violenza sulle donne, contro gli stupri, contro la pedofilia... sarebbe come se i drogati si iscrivessero ai gruppi facebook contro la droga. Cioè ipocrita, oltre che inutile. Non è misoginia affermare che le donne vestite in modo provocante... provocano. Metti le tue foto su internet e non puoi immaginare quanti le vedranno e quando le vedranno. Dopo anni che avevi dimenticato quelle foto in cui ti presentavi come puttana, la foto può giungere agli occhi di qualcuno che ha gravi problemi e magari anche gravi precedenti penali. Soddisfatta? Per farti vedere “sexy” (sperando in un improbabile Principe Azzurro, che mentre ti guarda il culo pensa in realtà al tuo cuore) sei riuscita invece a far tremare la mano di un esercito di idioti di tutte le età. Povera scema.