Oggi non ho scritto molto. Quando scrivo poco nel blog, è perché il capo va avanti e indietro controllando a vista chi sembra lavorare e chi non sembra lavorare. Un vero negriero.
lunedì 31 maggio 2010
Ho sempre detestato il lavoro “stile operai cinesi”. Nell'immaginario collettivo, l'operaio cinese costruisce le cose in modo che sembrino funzionare almeno per il primo minuto di utilizzo. Quel che succede dopo il primo minuto è pura fatalità. Perciò nel suo lavoro accumula errori e problemi, mettendo “pezze” indicibili che servono solo a salvare il primo minuto di funzionamento. L'importante è che funzioni un minuto: tanto dura la dimostrazione presso il cliente (dopo la quale gli operai si sentono esentati da qualsiasi altra responsabilità: la prossima consegna è urgente e non possono preoccuparsi di qualcosa di già consegnato e che ha dato dimostrazione di funzionare... anche se per meno di un minuto).
Ora il capo insinua che io sarei uno spaccone, deridendomi perché promettevo di rispettare una scadenza che poi si è rivelata impossibile. Il capo fissa le dead-line senza conoscere l'entità dei problemi. Poi pretende che le rispettiamo. Poi, se qualcuno di noi osa dire che possiamo davvero rispettarle, quando viene a galla la verità eccolo pronto a deriderci: “e tu eri quello che dicevi che ce la facevi, eh?”
“Io lo odio, il lunedì”. Il capo si presenta a quest'ora, ma vuole un resoconto dettagliato dei ritardi e delle motivazioni. Vorrei dirgli: noi facciamo l'orario “nove-diciotto”, tu invece fai “dieci e un quarto - venti e trenta” con pause pranzo interminabili e altre comodità. E pretendi che noi si lavori dalle nove alle venti e trenta senza interruzione? Quando andiamo via alle diciotto, dopo otto ore di onesto lavoro, dai l'impressione di sentirti offeso e danneggiato. Dovremmo andar via tutti alle venti e trenta? Alle ventuno?
venerdì 28 maggio 2010
Il secondo giorno di questo lavoro il capo già parlava di ispezionare il lavoro svolto. Sono passate tre settimane, per lunedì deve funzionare tutto, e ancora non sappiamo bene cosa si deve fare su certe cose. Pianificazione: quasi zero. Documentazione: quasi zero. Discorsi: tanti. Incitazioni e pressioni: a non finire. Lavoro svolto: tantissimo, di cui gran parte inutilmente perché non si sapeva dove cominciare e dove finire. Ti dicono di fare in fretta, a costo di imboccare una strada qualsiasi. E i risultati vengono fuori alla fine, come adesso.
Io sono uno dei pochi schiavi che si rendono conto di esserlo. I miei colleghi di lavoro sono come gli idioti protagonisti del mito della caverna di Platone. Sgobbano come muli per assicurarsi dei beni insulsi, come le partite di calcio. Riducono la fantasia e la libertà allo scegliere in un catalogo di qualche rivenditore. Riescono ad annoiarsi anche più volte al giorno.
Pensiamo erroneamente che la società schiavista non esista più. Non è vero. Lo schiavismo esiste ancora. Ha solo cambiato i metodi coercitivi. Al posto della frusta ci sono strumenti più efficienti. Con la violenza e con le frustate agisci sul corpo, non sulla mente. Oggi ci sono strumenti più efficienti: per esempio, l'economia e la psicologia. Oggi abbiamo schiavi che vogliono essere come degli schiavi, sono fieri di essere usati come schiavi, e sono convinti di essere liberi.
Viene facile dire che uno è malvagio. Ma a volte si tratta di pessime abitudini che si sono consolidate col passare degli anni. Il capo pensa che noi siamo capaci di lavorare solo se lui ci sprona a farlo. Non sa che una volta che sia chiara la meta da raggiungere e siano pronti gli strumenti, tutto fila liscio senza aver bisogno di controlli da kapò nazista.
Venti minuti di telefonata da cellulare per impartire i soliti ordini imbecilli, far ricadere sopra di noi colpe non nostre, ricordarci quello che sappiamo meglio di lui... Il collega a stento riusciva ad infilare qualche “sì” nei rari momenti in cui il capo smetteva di parlare per almeno un decimo di secondo. La strategia del capo è prendersi i meriti di ciò che va bene e riversare sui sottoposti la responsabilità di qualsiasi cosa non vada bene.
Il capo telefona per sapere se tutti sono al proprio posto di lavoro. Approfitta della telefonata per fare il solito discorso sulle date di consegna da rispettare a ogni costo. Non chiede se ci siano problemi o quali soluzioni stiamo adottando. Non chiede niente. Ordina, impartisce ordini, ricorda scadenze. Passano interi minuti prima che gli si possa rispondere almeno sì o no ad una delle sue domande. Che poi non sono domande ma sono ordini perentori di rispettare le scadenze. Siamo dei semplici schiavi.
giovedì 27 maggio 2010
Quando uno è stanco e sotto pressione, pensa a sua moglie e ai suoi figli (se è sposato). Se non è sposato, penserà a una donna che vorrebbe sposare. Se pensa ad una che non ha intenzione di sposare allora si tratta di una droga, non di un rifugio. L'affetto della tua donna (anche quando lei non sa ancora che la ami) è incomparabile.
Poco fa durante l'ora di pranzo ero in giro ed ho incontrato la Fantasmina Pallidina! Era da sola, con due sportine della spesa. Non era elegante come ai bei tempi. Uno sguardo breve, ci siamo sicuramente riconosciuti l'una l'altro, ma non c'è stato neppure un cenno di saluto. Erano anni che non la vedevo. Forse è sposata. Aveva gli stessi occhiali di allora e la stessa acconciatura di allora.
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