Il treno viaggia tra le poche luci della notte e tu guardi nelle case avido di scene di vita, assetato di compagnia. Ma sono solo dei noiosi neon e delle luci blu delle noiosissime tv. Loro, in quelle case, sono più soli di te.
lunedì 11 aprile 2011
venerdì 8 aprile 2011
Le luci della notte mettono tanta curiosità quanta solitudine. C'è vita ma non si vede. Non si vede perché non è per te. Cerchi vita ma non vedi altro che buio, cemento e luci. Le file ordinate di lampioni, le insegne degli stupidi negozietti, le luci delle case. Tutto è muto. Curiosità e solitudine: nessuna di quelle luci chiama te.
giovedì 7 aprile 2011
Venne fino a casa per protestare che... avevo sfogliato gli appunti delle lezioni della sua fidanzata. Che idiota. Non era mica un diario proibito. Non glieli avevo mica consumati o rovinati. Lei aveva già sostenuto l'esame e forse aveva già dimenticato la loro esistenza. Glieli affidai senza remore, non servivano più neanche a me. Resistei alla tentazione di gettarglieli dalla finestra, temendo una sua reazione sproporzionata. L'unico insulto che mi venne per colpirlo fu “non sai vivere”. Avevo ragione. Saper vivere significa anche saper valutare esattamente le cose. La sua fidanzata considerava ormai quegli appunti poco meno che carta straccia: lui invece ne aveva fatto una Questione d'Onore da Lavare col Sangue. Sangue virtuale, visto che ci sono tantissimi uomini come lui, per i quali la “lotta”, la “vendetta”, la “giustizia”, consiste nell'alzare la voce per qualche minuto proferendo frasi sconnesse per coprire la voce dell'interlocutore.
Queste bellone straniere tutte sexy che invadono la metropolitana mi sanno tanto di “usato garantito e rimesso a nuovo”. Quando vedo una bella donna, d'istinto cerco di valutare quanti letti ha attraversato. Una donna che si è fatta scopare da tanti uomini (fra cui, forse, anche il proprio marito) mi attrae poco: è una vacca da monta, che scoperei anch'io, ma con noia, solo per distrarmi. La vittoria dei maniaci è stata convincere la maggior parte delle donne che la bella e piacente femminilità consisterebbe nell'essere vacche da monta.
mercoledì 6 aprile 2011
Mi sorprendo sempre quando vedo le insegne di questi negozietti in cui abbondano le parole “crazy”, “matto”, “pazze”... e di tutti quei negozietti di “nonsoloquesto”, “nonsoloquello”. I nomi delle attività commerciali sono specchio della confusione di imprenditori che vogliono far soldi, tanti e subito, durante questa crisi feroce che ci dissangua tutti.
Sogni di avere quella donna, sogni che quell'altra ti ami, sogni di essere tu a decidere a quale donna assicurare il tuo cuore... sogni, sogni, sogni... sogni di avere tutte quelle donne, ma se anche fosse? Se anche tu riuscissi ad averle davvero in tuo pugno? Ti accorgeresti di essere come quei bambini ricchi seduti al centro della loro enorme reggia, circondati da un milione di giocattoli ma presi da un incredibile senso di noia.
martedì 5 aprile 2011
Ancora mi sorprendo della velocità con cui i giovani si invaghiscono delle nuove canzonette sfornate dal mercato, e della velocità con cui si dimenticano di quelle delle ondate precedenti. La parola più inutilmente cantata è ovviamente “love”, cioè “amore”, cioè la parola che oggi rappresenta il vertice dell'ambiguità e dell'equivoco. Sono tutti convinti di sapere cosa significhi “amore”, sono tutti pronti a darti spiegazioni, convinti di essere più esperti di te, ma non sono altro che dei ripetitori di frasi fatte e di canzonette dell'ultimo grido.
lunedì 4 aprile 2011
A noi che ci esaltavamo per quei telefilm, quelle imbecillissime fiabe trasmesse dalla TV, è toccato di affrontare la vita vera, reale, quella dove esistono le emicranie, quella dove esistono gli imprevisti e i ritardi, quella dove esistono gli intoppi e i contrattempi, quella dove i cattivi l'hanno sempre vinta e non c'è modo di rivalersi. Ci siamo rimpinzati di film e telefilm proprio perché erano così distanti dalla vita reale da farci sognare. Ma una volta risvegliati, è stato come rientrare in un incubo.
L'invasione delle extracomunitarie. Queste di cui parlo sono in maggioranza già negli anni della menopausa. Vestono in maniera elegante ma non ricercata. Mettono in mostra le curve (belle o brutte che siano: per l'uomo-maiale fa poca differenza). Le rughe tradiscono l'età, ma quei volti “troppo vissuti” è difficile trasformarli. In particolare, l'espressione del volto tradisce un'estraneità: non vogliono italianizzarsi, se non per l'anagrafe. Non vogliono la cultura italiana, non vogliono diventare italiane, vogliono solo il certificato di cittadinanza italiana e i diritti (ma non i doveri) che ne conseguono. Ecco perché ogni giorno ne sentiamo di nuove: seducono vecchietti, viaggiano a sbafo, lavorano solo per raggranellare soldi (specialmente in nero). Non sono storie razziste (lungi da me, che sono antirazzista convinto) ma sono purtroppo storie di tutti i giorni che possiamo vedere di persona oppure leggere sui giornali. Ogni giorno ne sento di nuove. Per esempio l'attempato vecchietto che tenta di frodare i figli (frodare i figli!) per poter comprare il monile preteso dalla badante venuta dall'est, convinto di piacerle davvero. Oppure il caso di quelle straniere che viaggiavano a sbafo perché “siamo venute in Italia per guadagnare, non per pagare” (se fossero state italiane, il controllore cosa avrebbe fatto?) Che tristezza. E che danno per le persone oneste (italiane e non italiane).
venerdì 1 aprile 2011
Se la società degrada è anche perché le donne si contentano di poco. Se le donne accettassero solo gli uomini che si comportano da uomini, se le donne ricambiassero l'amore solo agli uomini seri, questa società migliorerebbe moltissimo. In questo momento sto pensando a quella povera stupida che ha ereditato il negozietto dai genitori. Povera stupida! Condizione invidiabile: un lavoro tranquillo che fa guadagnare abbastanza per una vita agiata. Purtroppo lei si odia. Si odia perché è bassa e grassa: palestre e cure dimagranti non hanno fatto effetto, non appena perdeva tre chili bastava un attimo di distrazione per metterne quattro. Ma stupida! Non sai che ci sono uomini per i quali il tuo aspetto fisico è un pregio anziché un difetto? Non sai che ci sono anche uomini che ti amerebbero nonostante il tuo aspetto fisico? A me non piacciono le donne sovrappeso ma se hai un carattere dolce cadrei facilmente ai tuoi piedi anche se tu pesassi il triplo. Sì, anch'io potevo essere tuo marito. Ma tu ti odiavi, odiavi il tuo aspetto, odiavi il tuo corpo, odiavi la tua statura. Così hai sposato quell'extracomunitario. Avevi qualche pretendente sincero e lo hai mandato via, perché credi che non possa essere sincero uno che non detesti la tua statura e il tuo peso. Hai sposato un extracomunitario musulmano. Volevi essere maltrattata e hai trovato chi ti maltratta. Volevi essere considerata come macchina per sfornare figli, e lui ti considera macchina per sfornare figli (e per questo ignora il tuo peso). Pensavi che nessuno potesse innamorarsi di te con cuore sincero e perciò hai sposato uno che sotto sotto pensa solo agli agi che gli garantisce il negozio. Sposandolo hai firmato una cambiale in bianco perché non puoi immaginare che considerazione ha lui delle donne. Povera stupida.
giovedì 31 marzo 2011
Sento in metropolitana uno che si dichiara “single per scelta”. Quando sento la parola “single per scelta” subito provo un senso di cameratismo: è certamente uno come me, mi dico, cioè uno che nonostante tutti gli sforzi fatti e le umiliazioni subite non ha ancora trovato la donna della sua vita e magari si innamora sempre della donna sbagliata. Però poi lui continua il suo discorso: è stato in galera, rissa, spaccio, lesioni a pubblico ufficiale. Questa cosa non mi scandalizza per niente. Tutti possiamo commettere stupidaggini (anche grosse stupidaggini, anche molto grosse) nel momento in cui abbiamo occasioni e mezzi per commetterle. Quello che mi dà fastidio è che lui ne parli come argomento di conversazione per mettersi in bella mostra con la prosperosa ragazzona che gli siede accanto. Ho temuto per lei. Ho temuto che lei cominciasse ad invaghirsi per uno che racconta quelle cose senza vergognarsene. Tutti sono capaci di sbagliare, avrei voluto urlargli, però solo i veri uomini sanno tacere, solo i veri uomini sanno vergognarsi dei propri errori, solo i veri uomini sanno far tesoro dei propri errori. Gli stupidi, invece, non se ne vergognano, non sanno tacerne, e anziché far tesoro se ne vantano per tentare di far colpo su qualche donna ingenua. La prosperosa ingenua, per fortuna, era più prosperosa che ingenua. Finge di abboccare, perfino racconta qualcosa di sé (come per dire: vedi? anche a me tocca andare in tribunale, ma per fortuna non in galera) e alla fine scende ad una fermata che forse non è la sua e scende senza dargli il numero di telefono. Ben gli sta. Se tutte le donne fossero così, il numero di idioti che si fanno di crack diminuirebbe drasticamente, gli idioti che si fanno di crack e poi si impegolano in risse e lesioni a pubblico ufficiale diminuirebbero drasticamente. La prosperosa gli ha dato una buona lezione, anche se motivata più dal timore di aver a che fare con uno sbandato che per vera convinzione di cuore. Ecco perché penso spesso che le donne abbiano parecchia responsabilità nel degrado degli uomini.
mercoledì 30 marzo 2011
Avevo un colloquio importante. Mi aspettavo tanto, veramente tanto. La sera prima mi accorsi che avevo un'indicibile nostalgia di una donna. Mi sentivo innamorato, mi sentivo pronto a dichiararmi a una donna e pronto persino a subirne le conseguenze (il più duro dei rifiuti). Ma mi rendevo conto che quella tempesta di emozioni era dettata dalla consapevolezza di avere un colloquio il giorno successivo. Alle dodici del giorno successivo sarei entrato in quello studio ed avrei potuto parlare liberamente: ma non avevo la più pallida idea di cosa avessero in programma per me. Potevano magari aver già deciso di spedirmi a quel paese in compagnia di una gran quantità di inutili chiacchiere (come è sempre avvenuto da quando lavoro qui). Potevano probabilmente aver deciso di darmi una possibilità, senza però avere seriamente intenzione di prendermi qualora io avessi superato la prova che mi avevano preparato. Più probabilmente potevano aver deciso di fingere che il mio caso stava loro a cuore... solo per potermi sfruttare come pedina di un più grande gioco, pedina sacrificabile nel momento in cui non servirà più. Forse è per tutti questi motivi che pensai ad alcune delle donne a me più care, senza trovare il coraggio (per fortuna!) di telefonare a nessuna di loro (nessuna avrebbe avuto piacere di essere trattata come animale da compagnia). Poi mi rigirai nel letto fino a notte fonda, pensando alternatamente a come impostare al meglio ciò che avrei detto nel colloquio, e a come impostare al meglio ciò che avrei detto a ciascuna di queste donne. Riuscii ad addormentarmi, ma vissi ugualmente una notte assai agitata. Il giorno dopo, alle 11:30, scoprii che c'era uno sciopero degli autoferrotranvieri. Non avevo nessuno che potesse darmi un passaggio. Tentai di telefonare per avvisare del ritardo (sperando che loro stessi rinviassero l'appuntamento), ma trovavo sempre occupato. Mi avviai a piedi (ma non ce l'avrei fatta neanche in due ore di cammino). Alle 13:05 finalmente il loro telefono squillò: rispose una segretaria che disse che erano tutti a pranzo, e che prima delle 14 non avrei trovato nessuno, e soprattutto che non c'erano comunicazioni per me. Lasciai un messaggio per scusarmi e mi incamminai sulla via del ritorno, ripensando alle mie donne e a tutti gli inutili discorsi che avrei fatto ad ognuna di loro per affermarmi innamorato di lei.
martedì 29 marzo 2011
L'eroe della serie vince sempre. Non sbaglia mai, e se sbaglia recupera immediatamente l'errore in maniera ancora più trionfale. Ha il colpo di fortuna al momento giusto, e se capita qualcosa di sfortunato è solo un problemino temporaneo che risolve in maniera brillante e trionfante. Come se non bastasse, le leggi della fisica, della probabilità, del buonsenso, sono sempre tutte a favore del suo trionfo. A volte si deroga tanto alla fisica, alla chimica e al buonsenso, che a noi telespettatori vien da sorridere. Ma insistiamo comunque a seguire quella stupida serie perché “vogliamo vincere”. Vogliamo sognare spinti da quelle immagini, da quei dialoghi, da quelle musichette, vogliamo sognare di vincere. Dopo i titoli di coda, infatti, torneremo nella vita reale, perdenti come sempre, nostalgici di qualcosa che non sappiamo cosa essere. Vogliamo “vincere”, e il telefilm ci dà una simulazione di un eterno “vincere”, ma la rappresentazione di un vincitore sempre trionfante non ci basterà a saziare la sete, così come la foto di un bicchier d'acqua non basta a placare la sete che hai d'estate.
lunedì 28 marzo 2011
Controllare un milione di volte al giorno la casella di posta elettronica nella speranzosa attesa che qualcuna delle vecchie amiche decida di invitarmi a passare un po' di tempo con lei. Un caffè, un gelato, un pranzo, una cena, anche solo due passi. La posta elettronica è mille volte migliore del telefonino: non crea imbarazzi, non costringe a recitare una parte, c'è tutto il tempo per decidere se dire di sì o dire di no, si può ignorare finché fa comodo... e poi è gratis. Non so perché, ma le donne lamentano sempre di aver pochi spiccioli di carica residua nel telefonino: non possono chiamarmi, non possono mandarmi messaggini: con la posta elettronica risparmieranno di sicuro...
C'era un tempo della nostra infanzia in cui le cose o erano vere o erano false. Ad un certo punto abbiamo perso quell'innocenza: fu quando aggiungemmo una sfumatura tra il vero e il falso. Più crescevamo e più aggiungevamo sfumature. Più si diventa adulti e più ci si adegua a sfumature e compromessi. Fino al punto in cui un mio capo mi dice una cosa che entrambi sappiamo essere falsa, ed entrambi sappiamo che io avrei finto di crederci, ed entrambi fingiamo che sia vera anche nel parlarne con i colleghi di lavoro. Un mondo fatto di menzogne, di finzioni, di ipocrisie, di maledette ipocrisie pianificate, programmate, eseguite, ricordate, menzionate, premiate.
venerdì 25 marzo 2011
Poche cose sono deprimenti quanto il seguire un telegiornale. Il telegiornale è il prodotto che rappresenta perfettamente la nostra epoca. Gli elementi che lo compongono vengono chiamati “notizie” ma in realtà sono o distorsione della realtà (per indurci a pensare ciò che fa comodo a qualcuno più in alto di noi), oppure pubblicità (per indurci a seguire una moda o a comprare prodotti). Perfino nel trattare fatti di cronaca (cioè per lo più fatti di sangue) lo schema resta uguale. Oggi ti seminano in cuore una preoccupazione, domani un'altra, poi un'altra ancora... vere e proprie campagne pubblicitarie, veri e propri strumenti di manipolazione del pensiero, con la differenza che tali “campagne” durano anche molti, moltissimi anni. Fino a far diventare normale ciò che era anormale, fino a far diventare ridicolo ciò che era serio, fino a far diventare accettabile ciò che era sempre stato inaccettabile. Se dovessimo scrivere un libro di storia, il telegiornale sarebbe l'esempio ideale per rappresentare la nostra epoca.
giovedì 24 marzo 2011
Non prendiamoci in giro: voi sapete cosa io penso quando vedo la vostra pubblicità, ed io so che voi mi fate vedere quelle cose proprio per farmi pensare in quel modo lì. La vostra pubblicità è la massima espressione dell'ipocrisia. Fingete di parlare del vostro prodotto, in realtà mostrate le curve della signorina. Avete sempre tentato di infilare nella mia testa il nome del vostro prodotto, ma quel nome mi è solo un riassunto delle curve della signorina. Quando vedo il vostro marchio io penso alla signorina e vado oltre. Non comprerò mai niente di vostro, perché l'unica cosa che mi interessa è la signorina. Che anzi non mi interessa neppure così tanto, visto che ha tutta l'aria di essere la solita donna disponibile a tutti quelli interessati a pagarle il prezzo pattuito.
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