Ora lei non mi risponde da più di un mese. Non mi ha cancellato da skype. Vuole tenere il broncio e aspettare che io faccia un passo avanti. Non sopporto l'idea di doversi trattare da estranei in attesa che uno dei due si decida a recitare la parte del chiedere perdono (poiché la mia non sarebbe una recita: io sono pressoché sempre capace di essere sincero). Così sto resistendo alla tentazione di chiamarla. Voglio proprio vedere quanto dura. So che durerà ancora un bel po' perché siamo in estate. Starà andando al mare. Con la sua comitiva di bellimbusti e di viscide amiche. Tutti preoccupati di appaiarsi o di trovare qualcosa da sfruttare (anche solo guardando, anche soltanto fantasticando). Magari è stato proprio qualcuno della comitiva a sparlare di me e a metterle qualche strana idea in testa e a convincerla che sono io quello che deve farsi perdonare. E che il prezzo del perdono deve essere fastidiosamente alto e umiliante. Oppure semplicemente io non sono mai stato nessuno per lei, al più un animale da compagnia nei momenti in cui nessuno della comitiva è presente sul suo facebook. La gente, infatti, ha le sue cose da fare. La gente ha una vita piena di impegni. Lei no. Lei vive in attesa di un evento. Vive in attesa di qualcosa che non arriva mai. Non sa neppure lei cosa. Non lo desidera nemmeno. Vive come quando sta davanti alla tv in attesa che trasmettano qualcosa di interessante, subendo programmi e pubblicità che continuano ad annoiarla. Per lei vedermi umiliato significherà potersi vantare con qualcuno di avermi dato una bella lezione. Di aver scoperto un mio errore nei suoi confronti in modo che lei - novella principessa - potesse riflettere e decidere quale scotto farmi pagare prima di guadagnare il suo perdono. Quando saranno passati diversi mesi, forse dimenticherà tutte queste scemenze, e tornerà a contattarmi.
lunedì 11 agosto 2014
lunedì 4 agosto 2014
Come quel tizio che diceva: ho bisogno di fare sesso altrimenti impazzisco. In realtà è già impazzito, è già schiavo, è già drogato. Quando hai bisogno assoluto di qualcosa “altrimenti impazzisci”, significa che sei già impazzito. Un conto è desiderare qualcosa (anche il desiderare sesso), ben altra storia è dichiararsi “impazziti” se non si viene subito assecondati: è esattamente il problema dei drogati. E purtroppo vale anche nel campo dei sentimenti.
domenica 3 agosto 2014
La totale dipendenza da industrie esterne. Qui in Italia si producono solo maleducazione, ignoranza e disoccupazione. In casa ci sono sempre meno oggetti prodotti in Italia. Tutta la ricchezza accumulata in anni e anni di sacrifici dei nostri nonni è stata scialacquata per far vivere noi e i nostri figli. Tra poco non ci sarà più nulla da scialacquare.
sabato 2 agosto 2014
Da molto tempo questa società ha ridotto le sue fondamenta ad un solo pilastro: quello dell'ingordigia. Per corrompere qualcuno è sufficiente far leva sull'ingordigia, generalmente sessuale, ma può andar bene anche altro: basta informarsi con pazienza. Una donna che mi accusava velatamente di qualcosa, stava semplicemente fissando il prezzo del perdono che voleva vendermi. Così quando ho solo accennato all'idea di ripararle il filo tra le due stanze, mi ha caldamente invitato ad andare da lei... munito di filo nuovo e attrezzi.
mercoledì 2 luglio 2014
Le donne hanno un potere misterioso: la debolezza degli uomini. C'era un conoscente che ha perso la testa per una vecchia immigrata. Lui sotto i quarant'anni, lei sotto i sessanta ma “molto giovanile”. La vecchia strega aveva capito che lui voleva solo avere qualcuna da portare a letto gratis e si prestava bene dilazionandogli il pagamento. La ricarica telefonica, la bolletta pagata, il conto del meccanico, le richieste crescevano. Lui mi diceva che forse c'era amore e io gli facevo notare che forse c'erano solo altri pagamenti più grossi e impellenti. Quando finalmente lei tutta piagnucolosa gli ha detto che non aveva i soldi per pagare l'affitto di casa, lui finalmente ha cominciato a insospettirsi. Lei allora è passata alla fase due: quella dei ricatti. Dai ricatti morali (“vuoi dunque farmi finire a battere i marciapiedi?”) ai ricatti veri e propri (roba da chiamare subito la polizia). Sono mesi che lui non mi dà più sue notizie. Se mi telefona, gli ricordo che lui mi aveva detto: non è questione di soldi, forse c'è amore. Da parte di una vecchia babbiona sanguisuga, esatto.
mercoledì 18 giugno 2014
Sono sensibile. Scopro di esserlo perché le delusioni da persone in cui avevo fiducia mi fanno star male. Sono ancor oggi schiavo dell'idea che si possa dar fiducia almeno a chi la merita. E poi al momento del bisogno - del “mio” bisogno - si tirano indietro con la stessa foga che se avessero visto un topo morto al centro del salotto.
Le delusioni della vita ti forgiano, certo, ma com'è facile dimenticare che il miglior modo di prendere una delusione è quello di far intuire agli interlocutori il proprio sincero interesse. Tanta “forgia” poteva essere risparmiata. Tante inutili delusioni, alle quali abbiamo collaborato noi stessi.
martedì 17 giugno 2014
Mi ha chiesto con aria seria: dimmi la verità, come stanno le cose? Fino ad oggi non gliene importava niente e ora all'improvviso recita questo gesto coraggioso del chiedere come stanno le cose. Vuole solo una notizia conclusiva. Come di chi vede un film giallo e dice: mi ha stufato, datemi direttamente il finale, chi è il colpevole?
lunedì 16 giugno 2014
La fanno facile. “Trovi una donna, ti sposi”. Stavolta gli ho risposto: “vinci alla lotteria, ti compri una casa”. Ma l'ironia non è stata capita. Chi parlava non aveva intenzione di capire. Inutile tentare di ragionare con chi ha solo frasi preconfezionate. Come se fosse facile trovare una donna da sposare. Perfino con le sanguisughe disperate è un problema, perché quando si rendono conto che sei ricattabile cominciano ad alzare il prezzo. Proprio come fanno gli strozzini.
sabato 14 giugno 2014
Invidio quelli che portano a spasso la donna... in un SUV o in un Mercedes. Li invidio perché possono dare ad una donna una soddisfazione molto ricercata: quella del benessere. Se non fossi single, li invidierei lo stesso. Mi sforzo di pensare che io avrò qualcosa da poter dare a una donna, qualcosa che loro non hanno. Ma il benessere delle altre coppiette in Mercedes lo noteremmo sia io che la mia futura eventuale donna.
sabato 7 giugno 2014
Era una patetica prostituta. Avanti negli anni, stufa della vita, in attesa di trovare qualcuno che la usasse e le pagasse la spesa. Colsi quell'attimo in cui era ridiventata umana e le dissi che aveva un'aria stanca. Non aggiunsi altro. Per una frazione di secondo restai in silenzio e poi sparii del tutto, senza neppure voltarmi, senza aspettare una risposta.
venerdì 6 giugno 2014
Una giovane prostituta che si vanta di essere di buona famiglia. Abituata ad un flusso di soldi enorme (in entrata e uscita), non può fare a meno di prostituirsi perché i soldi che ha da parte le finirebbero in 48 ore. Come tutte le prostitute, ogni tanto ha un momento di umanità sincera. Dimentica di essere una macchina dedicata a certe cose. Viene fuori per un attimo l'anima. Un soffio momentaneo di innocenza. Dura un attimo. In quell'attimo le si potrebbe parlare al cuore. Tutto o niente. Un attimo dopo la sua anima è già di nuovo nell'inferno. Molti maschietti ci cascano, e pensano che quell'attimo duri, e reagiscono malissimo. Una volta ci sono cascato anch'io. Pensavo che l'attimo durasse due attimi e non avevo nemmeno iniziato a parlare che già mi rendevo conto di stare a far la predica al muro, anzi, ad un animale beffardo e cinico. Avvenne molti, molti anni fa. Fu così bruciante che lo ricordo ancor oggi: un'esperienza che mi ha vaccinato. Per questo, quando la giovane benestante torna umana per una frazione di secondo, non mi lascio abbindolare. Non mi interessa una donna che è sporca nel corpo oltre che nell'anima. Non sono un salvatore di prostitute. Non ho nessuna remora. Non ho nessun motivo per entrare in contatto con loro. L'ho attirata, non so perché. Si è accorta di me per un attimo: ma sapevo già che l'attimo dopo ero di nuovo il potenziale cliente da attirare, e non sono caduto nella trappola.
lunedì 26 maggio 2014
lunedì 12 maggio 2014
Se io avessi fatto una cosa del genere (un annuncio su Topolino per scambiare cartoline) e qualcuno me la ricordasse, sarebbe bellissimo sentirselo ricordare, addirittura riavere una foto di quell'annuncio. Forse sto diventando vecchio: comincio ad amare i miei ricordi di infanzia, comincio a considerare preziose le cose che scopro di quando ero piccolo, quelle dovute alla mia volontà, alla mia fantasia, ai miei sogni e ai miei desideri.
In soffitta c'era un vecchio e polveroso numero di Topolino (1450 del 13 settembre 1983). Nella rubrica Cerco e Scambio c'era un elenco di nomi di adolescenti che proponevano di scambiare cartoline e lettere da loro coetanei: un'ingenuità che oggi fa sorridere, far pubblicare il proprio indirizzo di casa su una rivista per bambini. Così per curiosità ho cercato uno di quei nomi su facebook e ho trovato il suo volto. Sono certo che è lei perché l'indirizzo su Topolino è della stessa zona di quello pubblicamente visibile su facebook e coincide anche l'età.

Il tempo passa inesorabile. Scommetto che lei non ricorda più quell'ingenuità giovanile. Non ricordiamo quasi mai nulla di quando eravamo piccini e ci lanciavamo alla scoperta del mondo con queste piccole cose. Stufi del solito banale circolo di cuginetti e amici di scuola volevamo cercare amici da tutto il mondo, o almeno fuori da quel circolo. Volevamo qualcosa di diverso. Anch'io ho desiderato mandare un annuncio del genere ma non l'ho mai fatto. Non avevo il coraggio. Mi chiedevo: “e se poi...?” Evidentemente nel 1983 non c'erano problemi di privacy, non esitevano gli stalker, non c'era internet. Si lanciava il sasso nello stagno, sapendo che un mese dopo era già dimenticato dal mondo. Le eventuali cartoline giunte dopo il primo mese sarebbero state considerate un miracolo. Anzi, già la prima cartolina lo sarebbe stata. Immagino il momento in cui una mano emozionata verga il proprio indirizzo in una lettera, attacca con pignoleria il francobollo, e col cuore che batte all'impazzata deposita il suo desiderio in una buca per le lettere. Che emozione quando qualche settimana dopo, grazie al paziente lavoro di qualche redattore annoiato, l'annuncio compare su Topolino! Rileggerlo dieci, venti volte, immaginando chi a sua volta prenderà cartoline e francobolli. E chissà poi. Non ho mai fatto una cosa del genere, però nel vedere il volto di quella donna e nel sentir riaffiorare i ricordi di quel desiderio di mandare anch'io un annuncio, provo oggi tutte le emozioni di come se lo avessi fatto davvero.

Il tempo passa inesorabile. Scommetto che lei non ricorda più quell'ingenuità giovanile. Non ricordiamo quasi mai nulla di quando eravamo piccini e ci lanciavamo alla scoperta del mondo con queste piccole cose. Stufi del solito banale circolo di cuginetti e amici di scuola volevamo cercare amici da tutto il mondo, o almeno fuori da quel circolo. Volevamo qualcosa di diverso. Anch'io ho desiderato mandare un annuncio del genere ma non l'ho mai fatto. Non avevo il coraggio. Mi chiedevo: “e se poi...?” Evidentemente nel 1983 non c'erano problemi di privacy, non esitevano gli stalker, non c'era internet. Si lanciava il sasso nello stagno, sapendo che un mese dopo era già dimenticato dal mondo. Le eventuali cartoline giunte dopo il primo mese sarebbero state considerate un miracolo. Anzi, già la prima cartolina lo sarebbe stata. Immagino il momento in cui una mano emozionata verga il proprio indirizzo in una lettera, attacca con pignoleria il francobollo, e col cuore che batte all'impazzata deposita il suo desiderio in una buca per le lettere. Che emozione quando qualche settimana dopo, grazie al paziente lavoro di qualche redattore annoiato, l'annuncio compare su Topolino! Rileggerlo dieci, venti volte, immaginando chi a sua volta prenderà cartoline e francobolli. E chissà poi. Non ho mai fatto una cosa del genere, però nel vedere il volto di quella donna e nel sentir riaffiorare i ricordi di quel desiderio di mandare anch'io un annuncio, provo oggi tutte le emozioni di come se lo avessi fatto davvero.
lunedì 5 maggio 2014
Odio a morte quando una donna parla di sesso con una dimestichezza da maiale scafato. Sì, me ne è appena capitata un'altra. Pensano di essere “moderne”, pensano di essere diverse dal “moralismo bigotto”, pensano di essere “aperte”... Pensano che essere troie a parole non sia l'anticamera dell'esserlo (almeno nel subconscio) anche nei fatti.
venerdì 2 maggio 2014
Ho appena scoperto da facebook che la collega cattolica di cui parlavo qualche anno fa su questo stesso blog si è sposata. La definivo cattolica perché andava a messa ogni domenica, caso più unico che raro nell'ambiente dove lavoravo all'epoca. Brillante e vispa ma fredda calcolatrice, si è sistemata fra i 35 e i 40 anni (cioè prima che il ticchettio dell'orologio biologico cominci ad essere troppo insistente) e ovviamente subito ci ha fatto un figlio.
giovedì 24 aprile 2014
La tv normale trasmette solo spazzatura. Un buon film puoi solo scaricarlo da internet. Proprio in quest'epoca di tv spazzatura, abbiamo i decoder digitale terrestre che fanno tutto, alcuni addiritura registrano su memory card. Molta responsabilità della tv spazzatura è dei doppiatori, con la loro recitazione da primo anno della scuola primaria.
venerdì 4 aprile 2014
C'era un tempo in cui da ragazzino pensavo che i sentimenti sinceri venissero ricambiati senza fatica. Io li avrei ricambiati senza fatica, anzi, con gioia, per cui mi sarebbe stato sufficiente capire, almeno intuire, che i sentimenti di una per me fossero sinceri, e avrei dimenticato subito il resto del mondo. Scoprii con ripetuto e crescente dolore, dopo più esperienze, che non era affatto così. L'adolescenza è credere che sia la sincerità (invece che la cattiveria) a ispirare ricambio.
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